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LXII

Torna la primavera: non per lei, poich’egli se ne va via.

     Or che torna la dolce primavera
a tutto il mondo, a me sola si parte;
e va da noi lontana in quella parte,
ov’è del sol piú fredda assai la sfera.
     E que’ vermigli e bianchi fior, che ’n schiera
Amor nel viso di sua man comparte
del mio signor, del gran figlio di Marte,
daranno agli occhi miei l’ultima sera,
     e fioriranno a gente, ove non fia
chi spiri e viva sol del lor odore,
come fa la penosa vita mia.
     O troppo iniquo, e troppo ingiusto Amore,
a comportar che degli amanti stia
sí lontano l’un l’altro il corpo e ’l core!


LXIII

Conceda a lei il tempo che lo separa dalla partenza.

     Questo poco di tempo che m’è dato,
anzi di vita, avanti il partir vostro,
voi devreste, o del mondo unico mostro,
essermi pur ad or ad or a lato;
     acciò che poi, essendo dilungato
dal felice e natio terreno nostro,
prenda vigor dal vago avorio ed ostro
il mio poi, senza voi, misero stato.
     Perché, se vi partite, ed io non prenda
prima vigor da voi, converrà certo
ch’a morte l’alma subito si renda.
     E, dove al monte faticoso ed erto
d’onor poggiate, temo non offenda
questa macchia il candor del vostro merto.