Pagina:Stampa, Gaspara – Rime, 1913 – BEIC 1929252.djvu/77

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i - rime d'amore 71


CXXV

Quesiti ad Amore.

     — Vorrei che mi dicessi un poco, Amore,
c’ho da far io con queste tue sorelle
Temenza e Gelosia? ed ond’è ch’elle
non sanno star se non dentro il mio core?
     Tu hai mille altre donne, che l’ardore
provan, com’io, de l’empie tue facelle:
or manda dunque queste a star con quelle,
fa’ ch’un di n’escan dal mio petto fore.
     — Io ho ben — mi dic’ei — mille persone
a chi mandarle; ma nessuna d’esse
ha, qual tu, da temer alta cagione.
     Le luci ch’ami son le luci stesse,
che, per dar gelosia e passione
a tutto il mondo, la mia madre elesse.


CXXVI

Gelosia la tormenta: pur si rassegna a soffrire per lui.

     Cosí m’acqueto di temer contenta,
e di viver d’amara gelosia,
pur che l’amato lume lo consenta,
pur che non spiaccia a lui la pena mia.
     Perch’è piú dolce se per lui si stenta,
che gioir per ogn’altro non saria;
ed io per me non fia mai che mi penta
di sí gradita e nobil prigionia;
     perché capir un’alma tanto bene,
senza provarvi qualche cosa aversa,
questa terrena vita non sostiene.
     Ed io, che sono in tante pene immersa,
quando avanti il suo raggio almo mi viene,
resto da quel ch’esser solea diversa.