Pagina:Stampa, Gaspara – Rime, 1913 – BEIC 1929252.djvu/92

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86 gaspara stampa


CLV

S’augura di morire, prima ch’egli sia d’altra.

     Due anni e piú ha già voltato il cielo,
ch’io restai presa a l’amoroso visco
per una beltà tal, che, dirlo ardisco,
simil mai non si vide in mortal velo:
     per questo io la divolgo, e non la celo,
e non mi pento, anzi glorio e gioisco;
e, se donna giatnai gradi, gradisco
questa fiamma amorosa e questo gelo;
     e duoimi sol, se sarà mai quell’ora,
che da me si disciolga e leghi altronde
la beltà ch’ogni cosa arde e inamora.
     E, se Morte a chi prega unqua risponde,
la prego che permetta, anzi ch’io mora,
che non vegga d’altrui l’amata fronde.


CLVI

Vorrebbe esser morta, prima ch’egli sia partito.

     Mentr’io penso dolente a l’ora breve,
che del suo lume fien mie luci prive,
questi lidi lo sanno e queste rive,
io mi disfaccio com’al sol la neve;
     e quel che par che piú m’annoi e aggreve
è che ’l termine mio tant’oltra arrive,
e che prima di vita non mi prive
morte, a tutt’altri grave, a me sol lieve.
     Ché, s’io morissi innanzi a tanta doglia,
l’anima andrebbe altrove consolata,
lasciando qui la sua terrena spoglia;
     ma fortuna ed Amor m’hanno lasciata,
perché morend’ognora piú mi doglia,
questa vita penosa che m’è data.