Pagina:Steno - La Veste d'Amianto.djvu/155

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tanto allora s’accorse che era datata da Bordighera e che portava in testa il nome di un grande albergo internazionale.

Un sussulto.

Gli parve che quella intestazione e quel timbro postale confermassero con una gravità senza illusioni le condizioni tristissime di Susanna.

Anche, si sentì un poco umiliato dal fatto di non aver potuto conoscere prima le reali condizioni della fanciulla.

Susanna era in Riviera, era a qualche ora appena da Genova, malata, triste, ed egli non aveva saputo nulla, non aveva indovinato nulla, non aveva potuto fare nulla per lei! Si sentì umiliato da quelle constatazioni come se davvero vi entrasse, per parte sua, della colpa.

Egli aveva respinto l’amore della fanciulla ma lo aveva promesso d’essere un fratello per lei e in realtà era stato indifferente e oblioso! Che cosa aveva pensato, di lui, Susanna? E come lo aveva giudicato?

Con commozione infinita pensò che Susanna non gli aveva serbato rancore alcuno poichè lo chiamava.

Non un istante discusse con sè stesso se sarebbe andato; sarebbe certo andato. Forse, Susanna non moriva e quel grido, invece di essere lo spasimo di un’agonia era soltanto il gemito d’una melanconia insanabile e di una energia vicina a naufragare. Ma comunque fosse, egli avrebbe risposto degnamente alla invocazione della fanciulla.

Bisognava partire, e subito.

Terminò di scorrere le lettere che ancora gli rimanevano con una indifferenza distratta che la preoccupazione nuova aggravava. Folco Ardenza che gli partecipava d’aver rotto definitivamente con Ughetta e d’essere partito per Montecarlo per scacciare ogni tentazione di nostalgia, non ebbe l’onore di suscitare nel suo spirito l’impressione più lieve.

Lorenzo Rolla che lo pregava di usargli la complicità di chiamarlo telegraficamente a Cassano