Pagina:Steno - La Veste d'Amianto.djvu/157

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— Bene, «Sidi», — mormorò la giovinetta.

— Hai paura, tu, di star qui sola fino a stasera?

— No, «Sidi».

— Stasera, Ugo sarà di ritorno. E non ti tormenterà più, — soggiunse vedendo diffondersi sul visetto della fanciulla una espressione di terrore. — Non devi aver paura, hai capito? Non hai ragione di aver paura. Adesso dimmi: sei capace di mettermi due colletti e una camicia in una valigetta?

— «Sidi» vedrai che son capace.

Rapida e silenziosa la fanciulla scomparve e riapparve quasi subito col piccolo bagaglio di Noris già pronto.

— Vai a volare? — ella osò chiedere poi, mentre Ettore scriveva un rigo da lasciare per Ugo.

— No, piccola, non vado a volare.

Un sorriso brillò come una breve fiamma gioconda nei grandissimi occhi di giaietto che illuminavano il visetto selvaggio. Per la prima volta l’assenza di Noris non avrebbe fatto tremare la piccola anima.

Il giovane non vide e non seppe mai l’atto di adorazione che — lui appena scomparso — piegò le ginocchia della fanciulla e la sua fronte e il suo cuore in un impeto ardente di gratitudine e di tenerezza per l’ignoto Dio che proteggeva il suo amore!


*


Giunse a Bordighera un’ora prima del tramonto, dopo un viaggio trascorso tutto in compagnia dell’immagine di Susanna. Mai egli aveva pensato tanto la fanciulla fiera e dolce come durante quelle ore d’angoscia che lo riconducevano verso di lei.

E al pensiero che aveva rievocata la sua immagine come gli era rimasto dopo il primo colloquio avuto insieme e che era stato anche l’ultimo, e alla fantasia che aveva tentato di fargliela immaginare quale l’avrebbe incontrata