Pagina:Steno - La Veste d'Amianto.djvu/66

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— E credete che io vi porterei a volare senza il consenso di vostro padre?

— Glielo diremo dopo.

— Brava! e se accadesse una disgrazia?

— Non può accadermi alcuna disgrazia con voi.

Noris guardò la fanciulla con un senso di compiacimento nuovo, per quella frase che lusingava il suo orgoglio.

Susanna pensava davvero quello che diceva.

L’idea di volare con Ettore le era venuta come conclusione del lungo dibattito che da due giorni andava svolgendosi nel suo spirito e che non le dava un istante di tregua.

Dopo il contegno dispettoso e ostile suggeritole dall’orgoglio nella notte del suo fidanzamento, ella era passata attraverso un’alternativa di rimorso e di rancore continuata che aveva finite col toglierle la pace.

Non si perdonava d’essersi mostrata ancora disdegnosa e cattiva con Noris dopo aver tante sofferto per il disprezzo dimostratogli nel loro primo incontro.

Ma d’altra parte non perdonava a Noris di essersi mostrato così chiuso e rigido con lei, così lontano, così estraneo, come la ritenesse indegna di conoscere l’enigma della sua anima o il mistero della sua vita.

Forse ella si diceva che se avesse saputo interrogarlo direttamente, l’aviatore avrebbe creduto alla sincerità del suo interessamento e vi avrebbe corrisposto col dono di una confidenza maggiore. Ma adesso era tardi.

Certo, nessuna occasione si sarebbe più presentata per lei di avvicinare l’aviatore e di parlargli in una relativa intimità. Ettore Noris veniva ogni giorno all’officina dove si intratteneva con suo padre e col suo fidanzato, ma difficilmente sarebbe ritornato alla villa.

D’altra parte Susanna non poteva rassegnarsi a non rivederlo, a non parlargli più. Non voleva che Noris rimanesse con un’opinione errata sul conto suo. Poichè egli aveva saputo conquistare la sua ammirazione e la sua simpatia,