Pagina:Steno - La Veste d'Amianto.djvu/9

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Bastò un attimo di riflessione per dissipare la preoccupazione nuova: il ricordo vivo vivo dell’amore ardente di Ettore, il pensiero di quello ch’egli si accingeva a fare per lei.

Nessuna donna glielo avrebbe tolto il suo amore poichè di belle donne è pieno il mondo e malgrado questo egli l’aveva prescelta fra tutte e l’aveva collocata sopra un altare come una Madonna, e la nascondeva con cura gelosa agli occhi di tutti e sognava di portarsela via, lontano lontano, dove nessuno li conoscesse più, dove tutto fosse loro estraneo ed essi fossero estranei a tutti per vivere più intima e più piena la vita del loro amore.

Ma Ettore voleva che questa vita fosse larga e dolce e sicura specialmente per lei ed era appunto per raggiungere i mezzi di realizzare il suo sogno ch’egli s’era fatto aviatore e iniziava quel giorno la sua nuova carriera.

Intelligente, risoluto, audace, egli aveva calcolato a lungo quale fra le sue qualità fosse stata la più atta a rendergli presto e sicuramente i larghi profitti indispensabili per tradurre in atto i suoi progetti e aveva concluso per l’audacia.

Bisognava sfruttare il coraggio freddo e sicuro sortito da natura e non c’era che una via: farsi aviatore.

Non era riuscito senza difficoltà.

Tutti avevano tentato di dissuaderlo: parenti, amici, amante. Egli aveva resistito alle esortazioni dei parenti, alle dissuasioni degli amici, alle lagrime di Eva. Gli era occorsa una gran forza per resistere ad Eva. Questa era stata veramente la parte più aspra della lotta, ma infine, la sua volontà aveva avuto ragione anche delle ribellioni appassionate della piccola compagna che della impresa nuova non vedeva che i pericoli e disprezzava il miraggio della fortuna, presa tutta dalla dolce febbre del suo amore e paga di quello.

Ancora adesso, ancora adesso, egli aveva piegato alla sua volontà la docilità di Eva ma non l’aveva convinta.