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122 CAPO VII.


In oltre qui nella Campania lasciarono gli Etruschi monumenti delle paterne religioni: fra i quali, a riverenza di Minerva la santa, il celebratissimo tempio posto in sulla cima del promontorio di questo nome1.

 Non dubbiamente i nostri propri Etruschi abitarono lungo la marina adriatica ne’ luoghi per avanti usurpati agli Umbri. Cupia montana e la marittima presso la moderna Ripatransone, pigliavano entrambe il nome da una propizia divinità dei Toschi2: oltre a ciò è credibile molto che sì queste, come l’Adria picena, fabbricata alquanto dentro terra in luogo alto, con vicino porto alla foce del Matrino, oggi chiamato la Piomba, fossero al pari colonie dell’Adria superiore dominante l’Adriatico. Nella qual Adria picena, antichissima città, Dionisio il vecchio, re di Siracusa, pose al suo tempo nuova gente3, con animo di raffrenare e reprimere quella mano di coraggiosi siciliani, che in fuggendo la sua dura tirannide avean fondato Ancona4. Iscrizioni, bronzi, ed altre

  1. Est inter notos Sirenos nomine muros,
    Saxaque Tyrrhenæ templis onerata Minervæ.

    Stat. Silvar. ii. Così la pensava il napolitano Stazio. All’opposto i Greci, che tutto attribuivano a sé, lo dicevano edificato da Ulisse. Strabo v. p. 171.

  2. Strabo v. p. 166.; Plin. iii. 5.
  3. Etim. Magn. v. Ἁδρίας τὸ πέλαγος, Tzetz. ad Lycophr. 63o.
  4. Strabo v. p. 166.