Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/202

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142 CAPO VII.

blica, più presto che per il comodo de’ cittadini1. Molto maggiori di grandezza, e più giustamente encomiale per la magnificenza e per l’arti nobili, erano senza dubbio Vejo, il cui circuito viene paragonato da Dionisio a quel di Atene2, e Volsinio, oggi Bolsena, la qual risiede quasi nel mezzo del fianco settentrionale del suo lago, intorniato da selvosi monti3. Città sì fornita di beni che nella sua espugnazione vi predarono i Romani duemila statue4. Nè tacevano l’etrusche favole in vanto di ciascuna del nome de’ paterni eroi. Tra i quali Tarconte, che dicevasi canuto nella puerizia è senza dubbio il più celebrato5. In difetto della storia, le rovine di Tarquinia, ed i suoi stupendi ipogei, che quasi uguagliano per ador-

  1. Vedi tav. vi. Non pochi muramenti etruschi si veggono ancora dentro la città: tra i quali il muro sotto la fortezza nel luogo detto Torremozza; e buona parte dei fondamenti del palazzo Laparelli.
  2. Dionys. ii. 54: incirca sei miglia. Per osservazioni topografiche fatte in sul posto, si riscontra aver l’antica Vejo occupato non già la sola rupe dell'Isola Farnese, ma lo spazio intero compreso da un lato fra il burrone d’Isola e ’l Cremera; dall’altro quanto si distende sino al pie d’un monticello chiamatovi tutt’ora singolarmente Piazza d’Armi. Il qual terreno tutt’insieme unito porge uno spazio più che sufficiente a chiudere una città grande, e ben difesa si dalla natura, come dall’arte: Egregiis muris, situque naturali urbem tutantes. Liv. v. 2.
  3. Inter juga numerosa. Juvenal. iii. 191.
  4. Plin. xxxiv. 7.
  5. Strabo v. p. 152.; Serv. x. 166. 179.; Eusthat. ad Perieg. 347.