Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/298

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238 CAPO XI.

tamente ne’ Volsci marittimi l’uso d’arti e di comodi sconosciuti o non curati dai rozzi montani: né perciò adduce maraviglia che in casa loro fossero anche coltivtle alcune nobili arti, come la plastice, di che ne fanno fede i notissimi bassi rilievi di terra istoriati e dipinti trovati nelle vicinanze di Velletri: dove son figurate corse di cavalli, bighe, ed altre molte cose pertinenti al costume antico1. Sappiamo di più che un Turiano da Fregelle formò la statua di Giove Capitolino, e condusse in Roma altre opere di sua mano2. Per modo che, lungo tempo innanzi l’età del primo Tarquinio, ben doveano i Volsci coll’acquistate industrie usare in patria e godersi i beni che derivano da queste arti civili. Né fu di poco momento l’esempio che davano loro gli Etruschi. La prosperità grande, e la ricchezza de’ Volsci fino dai primi secoli di Roma, è non solo accertata da tutti gli scrittori che han parlato di loro nelle storie, ma più ancora dalla miserabil ricordanza dei fatto dichiarato da Plinio: che di cinquantacinque luoghi di popoli per lui nominati, altre volte fiorenti nel Lazio antico, non v’era più al suo tempo vestigio alcuno3. Una buona parte di queste città era dei Volsci: e qualor si pensa che per sì atroce abuso di forza Roma struggeva con le genti agricoltura, arti, navigazioni, e progresso morale, non

  1. V. Becchetti, Bassi rilievi Volsci, ed i nostri monumenti tav. lxi.
  2. Varro ap. Plin. XXXV. 12
  3. Interiere sine vestigiis. Plin. 5