Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/330

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270 CAPO XIII.

quel gran distruttore del Sannio, esclamava nel suo insensato furore, non poter mai Roma aver riposo finché restasse in vita un solo sannite1, questo suo acerbo rancore facea fede della magnanima virtù del popolo che iniquamente opprimeva. Non l’adulazione istorica, non favore ebbero di sicuro parte alcuna in esaltare la fama delle gesto immortali di que’ gloriosi cognite al mondo. E se fortuna fu tanto maligna inverso loro, che s’annullassero al tutto le memorie stesse sannitiche ciò non ostante gli scritti medesimi de’ più fieri nemici suoi ed oppressori fanno pur sempre verace testimonio dell’eroica opposizione che venne da così nobili spade: ed a conforto almeno della virtù abbiamo in quelle storie romane un monumento eterno di quanto possa innato amor di patria, contro ambizioni ingiuste e crudeli.


  1. Strabo V. p. 172. Oltre a quel che narrano le storie romane delle rovine del Sannio, e per cui Floro ebbe a dire: ut hodie Samnium in ipsa Samnio requiratur: un moderno geografo ha raccolto il nome di venti e più città sannitiche, delle quali non si trova più né orma, ne indizio alcuno. Romanelli, Topogr. del regno di Napoli. T. ii. p. 278.