Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/395

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CAPO XVII. 335

rezze. Ed innanzi dicemmo con quali e quante lusinghe i Tarantini, benché più potenti, cercassero di ammansare e blandire a sua posta i Sanniti1. Sembra un fatto certo che gl’Italioti prendessero dalle nostre genti, e tenessero in vigore a buon mantenimento e cultura de’ campi lavorativi, non poche delle antiche consuetudini agrarie2. Per lo contrario si ritrovano permanevoli ancora presso i montanari delle due Calabrie non pochi usi popolari, che han contrassegni evidenti di fogge, creanze e mode greche. Onde era naturalissima cosa, che s’introducesse ugualmente nelle parli interne l’idioma greco: ora se i Bruzzi, popoli di lingua osca, venian chiamati bilingui3 perchè usavano promiscuamente ambedue le favelle, a un modo i Greci tolsero per se vocaboli usuali dalle nostre lingue4. Ma quel che più maggiormente tendeva alla migliore civiltà paesana si era il benigno influsso delle discipline pitagoriche fra le nazioni confinanti. Giacché per fermo non s’attribuirebbero dall’antichità trattati di filosofia ad un Ocello Lucano, ed a molti altri Pitagorici di quel popolo, o della Bruzzia, se non avesse di fatto esistito tra di loro alcuna corrispondenza certa d’insegnamenti dottrinali e di scuole. E non temiamo neppure d’asserire che

  1. Vedi p. 220.
  2. Mazoch. Tab. Heracl. p. 2o5 sqq.
  3. Ennius et Lucil. ap. Fest. v. Bilingues et Brutales. Vedi sopra p. 300.
  4. Mazoch. Lexic. Heracleot. p. 281. passim.