Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/81

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CAPO I. 21

vita. Sparsi qua e là per le montagne, non tenevano gli Aborigeni abitazioni certe; e pe’ truci costumi mostravano ovunque l’original ferocia, o indomito genio di vita silvestre. Perciò il filosofico Sallustio, considerandoli nello stato che impropriamente dicesi di natura, gli rappresenta come uomini incolti, senza leggi, senza governo, liberissimi e sciolti1: ma, essendo pur sorte comune di tutte le nazioni l’aver costumi efferati e barbari prima de’ civili, sì fatte speculazioni si appartengono più drittamente alla storia generale dell’uomo, che non a quella d’una popolo particolare.

Pure la fisica costituzione delle nostre province volgea naturalmente gli abitatori a’ robusti esercizj della vita nomade o pastorale, che aperse la via a quella di agricoltori, e pose irrevocabilmente uno stato più fermo di società. Così gl’Itali, frenati nella licenza selvaggia, diventarono assai per tempo una nazione di pastori sedentari e di lavoratori, quali furono verisimilmente le tribù de’ Greci all’epoca della guerra troiana. Nel suo grado di maggior semplicità l’uso e l’opra della sementa presuppone sempre uno stato di società permanente, e l’esercizio d’arti manuali sconosciute od inutili a’ popoli vaganti, quali si rinvengono ancora per le foreste d’America settentrionale, e ne’ deserti della Tartaria o dell’Arabia. Pastori e agricoltori furono di fatto Opici, Sabini, Latini, San-

  1. Sallust. Catil. 6. Genus hominum agreste, sine legibus, sine imperio, liberum atque solutum.