Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/103

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CAPO XXII. 97

se ci riporta alla prima vera e semplice mitologia de’ nostri vecchi teologi e poeti, divisata meramente sopra un sistema intelligibile di allegoria: ordinario linguaggio della sapienza antica, o piuttosto il solo che possa bene comprendersi in religione dal popolo. Laddove quei molto complicati e misteriosi simboli co’ quali vennero indi appresso rivestiti i nostri propri numi da più scienziati sacerdoti imbevuti di dottrine forestiere viaggiarono tutti qua d’oltremare, e massime del divino Oriente e d’Egitto paesi de’ misteri.

Di tal forma il padre Giano datore di vita civile, di leggi e d’arti agli Aborigeni, signore egli stesso del suo popolo e nume indigeno, rimeritato con puri sacrifizi; quale fa ideato senza bella poesia dai primi autori della favola1; si trova nella ricomposta mitologia, arricchita e ornata di copiosa scienza simbolica, come il dio massimo; l’unico e giustissimo padre; il dio degli dei; il primo invocato nelle preghiere; e in tutto, per moltitudine di attributi suoi propri, simboleggiante nulla men che Gànesa indiano2, Oriside egizio e Bacco greco, il principio di tutte le cose, o l’universal potere generativo della natura3. Secondo altri interpetri era il sole nel suo corso annuale: l’ottimo creatore4: il custode dell’univer-

  1. Vedi Tom. i. p. 11.
  2. W. Iones, Asiatick researches T. i. 221. sqq.
  3. Lutatius ap. J. Lyd. de Mens. p. 144. ed. Roeth.; — Arnob. iii. p. 117.
  4. Cerus manus (voce di forma italica) o sia Creator bonus, in carm. saliar. ap. Fest. v. Matrem Matutam.