Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/268

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262 CAPO XXV.

che per opera di Demarato avesse Tarquinia sua civiltà e sue arti. Quel Bacchiade ancorché ricco, e di nobilissima stirpe, era fuori affatto del governo in Tarquinia: quindi privo di potere e d’influenza: né tampoco suo figlio, o Lucio Tarquinio nato di madre tarquiniese, potette egli stesso aver parte nessuna agli onori della magistratura nella repubblica: sì molto cautamente l’aristocrazia etrusca, forte d’instituzione, teneva chiusa la via allo straniere1. Or dunque, se mal non m’appongo, l’artificio più antico di buon numero dei vasi volcenti, vuol dedursi dalla scuola medesima di Corinto, o di Sicione2. Ed è questa una particolarità degna di considerazione, che i numi più antichi e li maggiori di Sicione, Apollo, Diana, Ercole e Minerva3, sien giusto le divinità, che si riscontrano più di frequente effigiate nelle stoviglie di terra ritrovatesi a Vulci. Cotesti vasellami corintj vera merce, e materia ordinaria di traffici, atteso massimamente il loro principal uso sepolcrale, non solo si trasportavano qua in Etruria, ma per tutt’altrove: ed

  1. Ἀπελαυνόμενος δὲ πανταχόθεν, ὑπὸ τῶν ἐπικωρὶων, καὶ ὀυχ ὅπως ἐν τοῖς πρώτοις ἀριθμούμενος, ἀλλ’ούδ’ἐν τοῖς μέσοις, ἀναρῶς ἔφερε τήν ἀτιμίαν. Dionys. iii. 47
  2. Benché il dialetto delle iscrizioni sia comunemente ionico, non mancano esempi di leggende che hanno forma dorica; il digamma, ancora che raro, vi si vede qualche volta; e sì ancora nomi dorici, come Ἰμερότα, titolo proprio d’un Sirena: non vi sono tralasciati né pure gli eroi della razza dorica; tal è Glenos figliuolo d’Ercole, in un vaso del P. di Canino.
  3. Plin. xxxvi. 4.