Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/315

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CAPO XXVIII. 309

fosse antico l’uso ben lo comprova tanto il mito nostrale che ne attribuiva il ritrovato a Giano1, quanto la forma materiale, il peso e la rozzezza dei così detti assi gravi. Benché s’abbiano segnati con tipi diversi pezzi quadrilateri di metallo che pur servivano ad uso di danaro2, vera moneta corrente, o rappresentanza universale dell’altre valute, era la rotonda metallica in sull’unita del peso librale. Asse volea dir quanto libbra di dodici once: divisione che probabilmente adattavasi, come nell’uso romano, ad altre misure di quantità. L’asse effettivo con le sue parti corrispondenti fino all’oncia era una moneta non battuta, ma gettata di rame avente per impronta animali domestici, o qualunque altro simbolo correlativo alle qualità fisiche del paese, alla religione, ai costumi. Si vuole che Servio introducesse la prima volta l’asse in Roma improntato di un bove3; non però di meno sì fatta moneta era giù gran tempo più antica presso le genti italiane di buona parte della penisola, singolarmente in Etruria, nell’Umbria e nel Piceno. Benché, a dir vero, gli assi italici di tal sorte che vanno attorno non sieno di quella età inarrivabile che si tiene per alcuni. Noi siamo al contrario d’av-

  1. Macrob. Sat. i. 7.; Draco Corcyr. ap. Athen. xv. 13. Minut. Fel. 22.
  2. Questi s’ammontavano nelle stanze (Varro l. l. v. 36.), e al bisogno si trasportavano col carro alla camera del pubblico. Liv. iv. 60.
  3. Plin. xxxiii. 3.