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CAPO XX. 49

furono dunque i nativi Corsi, dimoranti nell’interno affatto privi di beni naturali: e quanto abbondantemente vi crescessero copiosi di numero, ne fanno certa testimonianza i geografi1.

Allora quando i Focesi dell’Ionia, sottraendosi alla dura servitù dei Persiani, s’erano condotti in Corsica, dove fondarono Aleria2, di già gli Etruschi tenevan qualche parte dell’isola con istabile signoria. Perlochè collegatisi con i Cartaginesi, padroni della Sardegna, si mossero entrambi per gelosia di dominio contro gli Ionj, che interamente disfatti navigarono appresso con gli avanzi della loro gente pe’ lidi dell’Italia meridionale. Circa ottant’anni dopo stava la Corsica ancora soggetta agli Etruschi3; ma gli emuli Cartaginesi preso ardire per la declinazione marittima e terrestre della potenza etrusca, duramente angustiata in quel tempo dai Siracusani e Romani, ruppero gli antichi patti di concordia, e occuparono essi stessi sovranamente la Corsica, cacciandone i coloni toscani: ingiuria la qual diede cagione alle acerbe nimicizie, che sempre duravano per mare tra i due popoli ostili intorno alla metà del quinto secolo di Roma. Di tal maniera la Corsica divenne del tutto cartaginese al

  1. Plin. iii, 6.; Mela ii. 7.; Ptolem. iii. 6.: tuttavia è un fallo evidente nel testo di Plinio il dare alla Corsica xxxiii terre o città, mentre la Sardegna, di tanto maggiore, ne contava solo xiv.
  2. Herodot. i. 165.; Antioc. Syrac. ap. Strab. vi. p. 174.; Diodor. v. 13. Ol. lvi. 2. di R. 214.
  3. Diodor. xi. 88. — Ol. lxxxi. 4. di R. 300