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36 Storia dei Mille narrata ai giovinetti

ad ogni passione. Il motto «Italia e Vittorio Emanuele» scontentava moltissimi, i quali, repubblicani di fede, non avrebbero voluto sentirsi legare da quelle parole. Ma non vi furono gravi rimostranze. A quell’ora stessa, lo stesso ordine del giorno era letto sul Piemonte e vi faceva lo stesso effetto.


A Talamone.


Intanto i due vapori costeggiavano quasi la terra. Pareva già passato tanto tempo dalla partenza, che i meno esperti, vedendo una torre su cui sventolava la bandiera tricolore, credettero di esser già in Sicilia, e che quella fosse la bandiera della rivoluzione trionfante. Ma non erano che in Toscana. Quella torre e quel gruppo di case che le stavano intorno, si chiamavano Talamone. E quando le navi furono là vicinissime, fu vista una barca vogare loro incontro: e nella barca stava un ufficiale con in capo un enorme cappello a feluca, che non lasciava quasi vedere un altro ufficiale che quello aveva seco. Erano i comandanti del forte e del porto. Scambiarono dei saluti col Piemonte, vi montarono su, vi si trattennero un poco con Garibaldi, poi tornarono nella loro barca; e poco appresso i due vapori gettavano l’ancora in quel porto. Ivi, alla lesta, Garibaldi discese a terra col suo stato maggiore, vestito da generale dell’esercito piemontese, come l’anno avanti in Lombardia, e come se fosse in terra sua fece sbarcare i Mille.

Il villaggio fu invaso. Quei poveri abitanti, marinai, pescatori, carbonai della Maremma, si trovarono con