Pagina:Storia del Collegio Cicognini di Prato.djvu/216

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CAPITOLO SESTO


Il collegio dal Silvestri fino alla sua riforma sotto 11 nuovo Regno d’Italia.

(1833-186)


XXXIII. L’illustre Niccolò Tommaseo io una sua lettera da Prato del gennaio 1832, così scriveva:

«Un istituto d’educazione è nella città di Prato, degnissimo di lode, il collegio Cicognini; che, non è molto, aveva otto alunni; ed ora, per merito del nuovo rettore, il Canonico Silvestri, ne conta quarantacinque; c non pure di Toscana, ma e di Reggio e di Modena e di Bologna; che qui potranno informare l’ingegno a questa soave lingua, e diffonderne per Italia l’affetto. I fanciulli amano il rettore che li ama: e tratta l’uffizio suo com’allo dovere, come difficile dignità. Parecchi de’ maestri son giovani: vicerellore non c’è; e questo giova, perch’ogni differenza di sentire o di contegno tra viccrcLlore e rettore, talvolta rende inefficace l’educazione talvolta nociva. Dicono preghiere brevi, e a più riprese: la festa il rettore stesso tiene un sermoncino dove paternamente e con semplicità li ammonisce de’ lor difetti. Senza sgridare il fanciullo per colpa commessa, il maestro ne dà avviso scritto al rettore; ed è gastigo grave a loro che l’amano.