Pagina:Storia del Collegio Cicognini di Prato.djvu/26

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ancor piacciono per le grazie dello stile o per l’attico sale della facezia, non sempre tuttavia onesta, e che tanto andarono a sangue persino a Clemente VII; la qual cosa, sebben vera, parrà strana ai nostri giorni. «E vogliomi e posso vantare di questo, scrive Agnolo, che il giudizioso orecchio di Clemente il Settimo, alle cui lodi non arriverebbe mai penna d’ingegno, alla presenza de’ più preclari spiriti d’Italia, stette già aperto più ore con gran attenzione a ricevere il suono, che gli rendeva la voce stessa, mentre leggeva il discacciamento, e la prima giornata di quei ragionamenti che io dedicai già all’illustrissima signora Caterina Cibo degnissima duchessa di Camerino.» La descrizione che fa Agnolo del luogo della Badia di Grignano ben poco si confà colla topografia odierna; conciossiachè egli parli di un orto o giardino, che allora si teneva per Vannozzo de’ Rocchi, nel cui mezzo nasceva un monticello, ricoperto tutto d’arciprcssi o d’alloro, dove si erano ritirale alcune vezzose donne, e dove Celso, o vogliam diro egli stesso, con esse giovani, delle bellezze d’alcune veniva a ragionare. Ma anzi che far ricorso agli studi delle teorie geologiche, le quali ci fanno vedere isole e continenti che appaiono e scompaiono, che si alzano e si abbassano; basta entrare nella fantasia dei poeti per farci ragione delle immense rivoluzioni cosmiche, che si operano entro quelle leste, senza che il mondo reale se ne risenta di un punto; e per spiegare il fenomeno della scomparsa del monticello dal luogo della Badia di Grignano.