Pagina:Storia della Lega Lombarda.djvu/299

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libro quarto 293

disciplinò alla infeconda pazienza del servaggio. Si teneva stretta alla papale Sedia, mentre più forte la scuoteva il prepotente Tedesco; e bastò questo, perchè sapesse il da dirsi e il da farsi nella suprema ora, in cui si sveglia alla vita un popolo di generosi. E dissero e fecero i milanesi preti, come Dio voleva. Noi li vedemmo nella battaglia di Carcano come sorreggessero gli animi e li rendessero quasi sovrumani per religiosi conforti; come inabbissata la patria, andassero a dividere col Pontefice i dolori e la gloria dell’esiglio in terra straniera. Tra questi era Galdino Archidiacono della chiesa Milanese; che non si scompagnò mai dal suo Arcivescovo Oberto.

Papa Alessandro sapeva che uomo fosse colui, e poichè nella fortuna de’ propri casi non levò mai l’animo dalla Lombardia, da cui pendevano le sorti della Chiesa e dell’Italia, in lui fermò tutto il pensiero, quando per la vecchiezza e le fatiche se ne morì in Benevento l’Arcivescovo Oberto. Avevalo fin dall’anno 1165 creato Cardinale di S. Sabina1: e non volendo lasciar priva di pastore per alcun tempo la milanese chiesa tribolata dagli scismatici, tolto solo l’avviso di Argisio Cimeliarca, lo fece sacrare Arcivescovo di quella sede, nell’anno 1166.

Era Galdino Milanese, della nobile gente de’ Valvassori di Sala, nato nel quartiere di Porta Orientale. Colto nelle lettere, di santi e forti costumi, e, come lo chiama lo scrittor della sua vita, egregio cittadino. Educato nella chiesa milanese, ne fu Archidiacono e Cancelliere. Prete, annestò nel sacerdotale petto all’amore di Dio e delle anime quello della patria. Per la libertà e per la fede durò l’esiglio; perciò a Dio ed agli uomini carissimo. Quando il Pontefice il deputava pastore della dispersa gregge di Milano, sospirò e pianse per la gravezza del ministero, e per le calamità della patria. Era logoro di corpo, ma verdi gli spiriti, che drizzò al Cielo supplichevoli, ad ottenere la risorrezione

  1. Vita S. Galdini ap. Bolland. 18 April. p. 594.