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Circolazione monetaria in Italia nord-occidentale: secoli XI-XII 43

secolo successivo, sino alla fine del periodo qui studiato, per i quali i fatti sono meglio noti anche se, come credo sia emerso dal mio discorso, restano ancora diversi punti da chiarire, sui quali tornerò più avanti.

Pur nella evidente continuità dei processi che interessano la moneta, questa ricerca ha posto in rilievo il succedersi di due fasi con caratteristiche distinte. La prima occupa buona parte dell’XI secolo: in essa le emergenze più significative della circolazione monetaria – ovvero i momenti in cui l’opacità delle informazioni monetarie propria della tradizione altomedievale post-carolingia1 viene interrotta dall’emergere di indicazioni specifiche – appaiono legate a situazioni peculiari. Personalità o enti di varia rilevanza operano nel l’ambito degli scambi locali di carattere immobiliare e finanziario ricorrendo a modelli di intervento che manifestano una lucida comprensione dei punti di tensione di un quadro socio economico complesso, di cui la moneta è solo un aspetto2. Nella seconda fase, il cui inizio va probabilmente posto tra l’ottavo e il nono decennio dell’XI secolo, a dare forma agli scambi monetari è ormai una platea di operatori economici assai più vasta e varia che nel passato (chiese, monasteri, individui con vaste capacità di intervento sul mercato fondiario, ma anche signori territoriali e comuni cittadini, piccoli proprietari e affittuari di beni terrieri) ed essi operano in un contesto in cui è evidente un succedersi di cambi e ricambi monetari connessi con una corrente continua di sviluppo economico. Le tensioni sui prezzi degli immobili che avevano attraversato tutto l’XI secolo3 giunsero a un punto critico, impo-

    ro d’argento dal secondo quarto del IX secolo in poi, citando il quadro sintetico sulle variazioni di lungo periodo del denaro proposto da Roberto Lopez e aggiungendo: «Contrariamente alle speranze espresse nel passato, oggi sembra improbabile che queste variazioni di lungo periodo possano prestarsi un giorno a un’analisi cronologica più precisa delle fasi di deprezzamento e dei periodi di stabilità e di parziale recupero del contenuto metallico del denaro, non fosse altro che per il fatto che l’invarianza dei tipi ostacola una soddisfacente disposizione in serie cronologica degli esemplari monetari conservati. Ci si deve quindi contentare di riconoscere semplicemente un trend» −, gli importanti saggi di Michael Matzke citati sopra alle note 11, 35, 43. Il pezzo di Lopez ricordato è Monete e monetieri nell’Italia barbarica, in Moneta e scambi nell’alto medioevo, Spoleto 1961 (Settimane del Centro italiano di studi sull’alto medioevo, 8) pp. 57 88, p. 85 (=Lopez., The shape of medieval monetary history, London 1986, IX), pp. 57 88: p. 85.

  1. Cfr. tuttavia, a parziale correzione di questo giudizio, il denso saggio di Delogu, Il mancoso è ancora un mito? cit., che riprende e discute alcuni aspetti di M. McCormick, Origins of the European Economy. Communications and Commerce AD 300–900, Cambridge 2001, in particolare pp. 319–384.
  2. Si veda l’ampio quadro offerto dal primo capitolo di G. Todeschini, Ricchezza francescana. Dalla povertà volontaria alla società di mercato, Bologna 2004. Ancora assai utile per molti aspetti E. Stumpo, Economia naturale ed economia monetaria: l’imposta, in Economia naturale, economia monetaria, a cura di R. Romano e U. Tucci, Torino 1983 (Storia d’Italia, Annali 6), pp. 523–562.
  3. Tensioni già evidenti nei primi decenni del secolo, sulle quali basti qui il rimando a una limpida pagina di Violante, La società milanese cit., pp. 166 sg. e nota 198, dove si fa rilevare, tra l’altro, che l’aumento generale dei prezzi della terra non dipese solo dalla diminuzione del contenuto argenteo del denaro ma anche e in misura maggiore dal mutamento del rapporto di valore tra la terra e il metallo prezioso. Si veda anche J. Jarnut, Bergamo 568–1098. Storia istituzionale, sociale ed economica di una città lombarda nell’alto medioevo, Bergamo 1980 (ed. or. Wiesbaden 1979), pp. 256 sgg., che rileva anche, come già Violante, le forti oscillazioni del prez-