Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/185

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 179 —


Che le isole, di cui nella relazione tramandataci dal Boccaccio, fossero le Canarie, risulta evidentemente dalla distanza, in 900 miglia, che corre tra quell’arcipelago e la costa sudovest della penisola spagnuola; dal nome Canaria dato ad una delle principali terre del gruppo; da quanto si legge intorno all’altissima montagna dell’isola inesplorata, e che non può altrimenti alludere che al famoso vulcano di Tenerife; da ciò che il Boccaccio dice di quelle isole, che cioè erano chiamate comunemente ritrovate, colla quale espressione egli non intende che del gruppo di Madeira o di quello delle Canarie; finalmente, dal gran numero delle isole toccate dalla spedizione, circostanza questa che non conviene che al secondo di questi gruppi insulari africani.

57. Jayme Ferrer (a. 1346). — Rivale della marineria, tanto abile e attiva, degli Italiani, si presenta, nella storia geografica dei secoli XIII e XIV, quella dei Catalani e dell’isola di Maiorca. Raimondo Lullo riferisce che i navigatori catalani si servivano, prima del 1286, di strumenti per misurare, di carte marine, dell’ago calamitato e del compasso dì mare1; e Christobal Clodera dice che in Maiorca si costruivano strumenti grossolani bensì, ma tali tuttavia da permettere, anche in alto mare, la determinazione dell’altezza del polo, cioè della latitudine. Ai cartografi e ai piloti di Maiorca ricorsero sovente le altre nazioni, ed è noto che della loro opera molto si valse il Portogallo quando, sotto la direzione di D. Enrico il Navigatore, si inaugurarono le memorabili spedizioni che dovevano condurre alla scoperta del Capo di Buona Speranza.

Lungo la costa occidentale d’Africa, la Storia della Geografia ricorda la navigazione del maiorcano Jayme Ferrer, della quale si ha una succinta relazione nell’Itinerario di Antoniotto Usodimare. «Nel 1346, il 10 agosto giorno dedicato a S. Lorenzo,



  1. «Marinarii quomodo mensurant miliaria in mari? Et ad hoc instrumentum habent, chartam, compasum, acum et stellam maris». Nel quale passo si intende sotto il nome di stella maris la rosa dei venti unita colla bussola. Fischer, op. cit., pag. 70.