Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/232

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orientale, il terzo e il quarto nel Caspio raffigurato come un bacino chiuso.

Il Nilo sorge nella parte orientale dell’Africa, scorre, per un lunghissimo tratto, verso occidente, quindi si volge a settentrione per gettarsi, con un solo ramo, nel Mediterraneo. A circa metà cammino dal punto di deviazione alla foce si distacca dal Nilo un gran fiume, il quale si sviluppa verso occidente e termina nell’Atlantico dopo avere, nel suo corso inferiore, percorso l’impero del Marocco.

Estremamente difettosa è, nella carta del Bianco, la idrografia fluviale non solo dell’Africa e dell’Asia, ma eziandio della stessa Europa. Il Volga, formato da due rami che si riuniscono ad angolo piatto — uno dei quali pare che si possa identificare colla Kama — si sviluppa da settentrione a mezzodì e si getta, per due bocche, nel Caspio. Il Tanai, affluente del mare di Azov, sorge da una grande catena di montagne (Monti Rifei) che divide la Rossia (Russia) dalla Norvega (Norvegia). Il Danubio ha le sue sorgenti in un lago al nord dell’Adriatico, scorre prima a settentrione, quindi ad oriente per gettarsi nel mar Nero. Un altro lago, ad occidente del primo, dà origine a due fiumi che riunendosi formano il Reno, il quale tributa per un ramo al mare del Nord, per un altro ramo al Baltico di cui è solo malamente indicata la sezione occidentale. Ma la singolarità maggiore sta in ciò, che dall’orientale dei due fiumi sorgentiferi del Reno si distacca un ramo che va più lungi a confluire al Danubio, mentre dall’occidentale si distacca un altro corso d’acqua che sbocca nel mare del Nord.

Il mappamondo di Giovanni Leardo (anno 1448) presenta, nel suo complesso, la medesima architettura, le stesse linee generali del mappamondo di Andrea Bianco: in alcuni punti però non possiamo a meno di riconoscere che esso deriva sia dalla scuola Catalana, come dalla scuola Araba1, particolarmente per quanto riguarda i due continenti asiatico ed africano.

  1. Durazzo, Il mappamondo di Giovanni Leardo, pag. 59.