Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/241

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Fra Mauro, si riferisce alla regione Indiana, ha il suo principale fondamento nella relazione di Niccolò di Conti1.

Chiudo questa breve esposizione del Mappamondo di Fra Mauro osservando, con un pregio storico italiano studiosissimo delle cose veneziane, che «dall’abbondanza del suo sapere Fra Mauro attinse quello spirito divinatore, il quale strappa alla scienza i secreti che essa si ostina ancora a tenere occulti ai mortali. Facendo infatti tesoro delle notizie dei geografi antichi e dei navigatori moderni egli giunse ad una conclusione, che forse ai contemporanei parve incredibile appunto perchè era meravigliosa, che cioè, sono le sue stesse parole, senza alcuna dubitation se può affermar, che questa parte austral e de garbin sia navegabile2; vale a dire che fosse, senza alcun dubbio, possibile di girare la punta meridionale dell’Africa, e con felice navigazione tragittare dall’Europa alle Indie. Anzi, a rappresentare sensibilmente il proprio pensiero, dipinse al mezzogiorno dell’Africa una nave veleggiante per l’Asia»3. Nota eziandio lo stesso storico che la Mappa di Fra Mauro, rappresentando all’estremo occidente il Portogallo e la Spagna e all’estremo oriente la China, lasciava supporre relativamente molto vicino all’Europa il Cataio, le cui meraviglie erano già state rivelate da Marco Polo, nel quale giudizio concorda pure il cardinale Zurla4. Era questo, senza dubbio, un grave errore; ma fu un errore fecondo, giacchè fortificò, se pure non generò, nella mente di Colombo la convinzione, che, navigando a occidente per non immensurabile spazio, si potesse giungere alle Indie.

75. Le carte nautiche. — A lato dei planisferi, o carte generali del mondo conosciuto, che ci furono tramandati dai secoli XIV e XV, da Marino Sanudo a Fra Mauro, ci si pre-

  1. Peschel, Geschichte der Erdkunde, pag. 213 nota 5.
  2. Zurla, op. cit., pag. 63.
  3. Fulin, Dell’attitudine di Venezia dinanzi ai grandi viaggi marittimi del secolo XV, pag. 12.
  4. Zurla, op. cit, pag. 140 e seg.