Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/268

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Anche nello scritto Quaestio de aqua et terra che molti opinano ancora essere lavoro di Dante, è espressa l’idea che tra il cielo delle stelle fisse e la Terra esista una specie di relazione molto corrispondente a quella del magnetismo1. Una parte della Terra, anzi un emisfero, appare destinato ad una specie di eliso, rimanendo l’altro emisfero, e solo parzialmente, a dimora dell’uomo. Essendo diverse di grandezza e di splendore, e variamente distribuite, le stelle possono agire a far rialzare in modo differente i continenti; e siccome la zona più attiva è quella corrispondente alla temperata settentrionale, ne viene il naturale rialzo di questa e la sua conseguente abitabilità2.

Della quantità delle terre emergenti paragonata alla totale superficie della Terra, ci informa più da vicino lo stesso Ristoro d’Arezzo nelle prime pagine del suo lavoro: «E noi troviamo una parte della terra scoperta dall’acqua; e, secondo i savi, è la quarta parte scoperta, si che tre parti rimane sotto l’acqua... E troviamola scoperta inverso la parte di settentrione sotto quella parte del cielo, la quale è più stellata; e troviamo quella parte della terra scoperta, girata e avironata intorno intorno d’acqua, la quale è chiamata mare maggiore, e tali la chiamano mare oceano3.

Nello scritto già citato Quaestio de aqua et terra, si ammette pure che la parte abitabile rappresenti la quarta parte della superficie totale della Terra. La parte emergente ha poi la forma di un semilunio, e si estende, nel senso delle longitudini, per 180 gradi, da Cadice alle foci del fiume Gange, e, nel senso delle latitudini, dall’equatore ai luoghi aventi il loro zenit sul circolo descritto dal polo dello zodiaco intorno all’asse del mondo, il quale polo è distante dal polo del mondo circa 23 gradi, per cui la estensione in latitudine è quasi di 67 gradi e non più (V. Quaestio de aqua et terra, § XIX). Dalle quali considerazioni chiaramente apparisce che la terra emergente si innalza nel quadrangolo sferico avente per lati opposti, meridionale e settentrionale, la metà della circonferenza dell’equatore e la metà del parallelo di 67 gradi, e per gli altri due lati i segmenti meridiani uguali, ciascuno, a 67 gradi. Il quale quadrangolo equivale, molto approssimativamente, ai 23/100 superficie totale della sfera, di poco superiore all’area ammessa dall’autore dell’opuscolo.

Alberto Magno (Alberto di Böllstadt) anteriore di alcuni anni allo

  1. Quaestio de Aqua et Terra, § XXI.
  2. Günther, Studien zur Geschichte der mathematischen und phisikalischen Geographie, pag. 158; Marinelli, in Bollettino della Società Geoarafica Italiana, 1880, pag. 475.
  3. Della Composizione del Mondo, Lib. 1, Cap. XX, pag. 36.