Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/38

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nelle Ebridi, nelle Orcadi, nelle Shetland, nelle Färoer, ma specialmente nell’Islanda, di cui, nel frattempo, Ingulf aveva recato in Europa liete notizie. Secondo alcuni cronacisti, le emigrazioni verso quell’isola furono anzi tanto numerose e frequenti da far temere un rapido spopolamento della Norvegia, e da indurre il re Harald ad imporre un’ammenda a chi abbandonasse il regno per recarsi in Islanda. Ciò nondimeno già nell’anno 920, e così nel breve spazio di 45 anni, i deserti di lava e di ghiaccio di quel lontano paese erano convertiti in una colonia popolata e fiorente. Nella quale la forma del governo repubblicano durò per circa quattro secoli, cioè sino all’anno 1265, in cui l’isola fu annessa alla Norvegia, per passare, nel 1387, sotto il dominio della Danimarca.

L’Islanda tiene un posto eminente nella storia delle lingue nordiche dell’Europa. È difatti in quell’isola che si conservò in tutta la sua primitiva originalità l’antica lingua dei popoli Scandinavi, designata da principio col nome di Dönsk tunga, cioè lingua danese. Della letteratura islandese sono preziosi monumenti le due raccolte conosciute col nome di Edde. La più antica, l’Edda di Semondo Sigfusson (1056-1133) è una raccolta di poemi mitologici e storici. La seconda, l’Edda prosaica, fu composta da Snorri Sturluson (1178-1241), e contiene parecchi trattati, gli uni destinati a rendere più intelligibile e più popolare la mitologia degli antichi Scandinavi, gli altri diretti alla spiegazione dei passi più difficili degli antichi scrittori. Alle Edde si aggiungono le Sagas (tradizioni verbali o racconti fatti a viva voce), nelle quali si hanno i principali fatti storici relativi all’Islanda ed agli altri paesi del Nord.

10. Scoperta della Groenladia. — Le prime ricognizioni di questa grande terra polare risalgono agli ultimi anni del secolo IX, probabilmente all’anno 877, in cui l’islandese Günnbjörn scoperse, ad una grande distanza dall’Islanda, nella direzione di occidente, una serie di isole, cui diede il nome di Günnbjörnscheeren, cioè scogli di Günnbjörn, e, al di là di esse, giunse in vista di una grande distesa di terre diretta da settentrione a mezzodì, che egli lasciò tuttavia inesplorata.