Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/116

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Parte II. 77

che debbano apparire. Io non ardisco decidere su tal contesa. Ma certo le lettere di Falaride a me si offrono in tale aspetto,  ch’io non posso a meno di non dubitare assai della loro sincerità. Io non voglio negare, come altri  ha fatto, che a’ tempi di Falaride fosse già introdotto l’uso di scriver lettere. Ma niuno a mio parere  potrà provare giammai, che ne fosse l’uso così frequente, come avrebbe dovuto essere, se di Falaride fossero veramente le lettere a lui attribuite. Per ogni menoma cosa Falaride impugna la penna, e scrive. Sa, che alcuno parla male di lui, ed egli gli scrive1, e lo rimprovera e minaccia;  scrive a un figlio, e lo esorta ad essere ubbidiente a’ suoi Genitori2; scrive ad alcuni suoi privati nemici, solo per insultar loro col racconto de’ suoi felici successi3, e per maltrattarli colle più grossolane ingiurie4. Lettere di complimento, lettere di condoglienza, lettere di ragguaglio, ed altre somiglianti, s’incontrano ad ogni passo per tal maniera, che pare, che Falaride, il qual pure altro  doveva avere pel capo che scriver lettere, in altro quasi che in questo non si occupasse. Aggiungasi l’incostanza del carattere di Falaride, che in queste lettere or si fa vedere crudele, ora pietoso, or  magnanimo, or vile. Aggiungasi per ultimo la maniera stessa di pensare e di scrivere, che a me  sembra certo propria di un Sofista, che cerca di esprimere con ingegno qualunque sentimento gli si offre al pensiero, ma non mai di un Tiranno, il quale scrive solo, come il naturale affetto e l’impeto della passione gli detta. Tutte queste ragioni mi muovono a dubitare della sincerità di queste lettere;  e poichè io veggo, che molti altri valentuomini ne hanno essi pur dubitato, io stimo di non doverne  in questa mia opera far uso alcuno. Ma tempo è di finire questa non breve digressione, e di far ritorno a’ Siciliani Poeti5.

  1. Ep. 2. 4. 9. 13. 14. &c.
  2. Ep. 19. 20.
  3. Ep. 1. 85.
  4. Ep. 5. 123.
  5. Di molti de’ Poeti, de’ quali in questo Capo si è ragionato, ragiona ancora nell’Opera altre volte citata l’Imperadrice Eudossia, cioè di Teocrito, di Mosce, di Epicarmo, di Dinocolo, di Filemone, di Apollodoro, di Sofrone, di Sofacle, di Theognide, del qual nome, secondo essa, furon due poeti, e di Formide. (pag. 2322. 304. 166. 131. 427. 61. 389. 384. 227. 232. 428.