Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/237

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198 Storia della Letteratura Italiana.

Io ne farò qui un breve compendio, che non abbisogna di pruove, perciocché tratto dalla medesima Elegia. Narra egli dunque di sé medesimo, che era nato in Sulmona, Città che ora appartiene all’Abbruzzo, l’anno stesso, in cui morirono i due Consoli Irzio e Pansa, cioè l’anno di Roma 710; ch’era di antica equestre famiglia; che aveva un fratello maggior di un anno, insiem col quale mandato a Roma, e posto sotto la direzione de’ più celebri Precettori, che allor ci vivessero, mentre il fratello un singolar genio mostrava per l’eloquenza, egli al contrario sentivasi unicamente allettare dalla Poesia; che sgridato dal Padre e ripreso, perché abbracciasse uno studio, per cui invano sperato avrebbe di arricchire, sforzavasi egli pure di applicarsi all’eloquenza: ma che mentre prendeva a scrivere in prosa, faceva, quasi suo malgrado, de’ versi; che finalmente in età di venti anni gli morì il fratello, ed egli cominciò ad entrare nelle cariche della Repubblica; ma che venutigli a noja cotali onori, abbandonò ogni cosa, e di altro più non curossi che della Poesia. Annovera quindi i Poeti da lui conosciuti e trattati, le diverse Poesie, che ne’ primi anni compose, le tre mogli, che una dopo l’altra egli ebbe, la figlia, che dalla terza gli nacque, e i nipoti, che questa gli diede, la morte finalmente de’ suoi Genitori accaduta non molto prima del suo esilio. Ed eccoci giunti al famoso esilio di Ovidio, su cui da molti molto si è scritto, e di cui ciò non ostante non è ancor certo il vero motivo. Penso, che non sarà cosa ingrata a chi legge, se entrerò io pure a trattare sì famosa quistione, e che non sarà questa mia fatica mal impiegata, quando qualche nuova luce mi venga fatto di arrecarle.

XXX. Tre cose sono a cercare intorno all’esilio di Ovidio. I. In qual tempo accadesse. II. Qual ne fosse il motivo. III. Quanto tempo durasse. La prima e la terza quistione sono tanto più facili a sciogliersi, quanto è più difficile la seconda. Per riguardo alla prima, Ovidio dice, che egli dieci lustri ossia cinquant’anni avea felicemente passati, quando fu costretto a partire da Roma: Jamque decem lustris sine labe peractis Parte premor vitæ deteriore meæ125 . Egli è vero, che altrove sembra accennare, che sol ne avesse quaranta, perciocché dice, che dalla sua nascita eran trascorse dieci Olimpiadi: Postque meos ortus Pisæa vinctus Oliva Abstulerat decies præmia victor eques126 . Ma a non credere, che Ovidio contraddica tanto a sé stesso, convien dire, ch’egli prendesse un’Olimpiade per lo spazio di cinque anni, come osserva il Vossio127 aver fatto anche il Poeta Ausonio. Essendo dunque, come sopra si è detto, nato Ovidio l’anno 710, necessariamente raccogliesi, che circa l’anno 760 ei fu esiliato. Dissi circa l’anno 760, perché dieci lustri, o le dieci Olimpiadi da Ovidio nominate non bastano a farci credere, che egli con tali parole voglia precisamente determinare il cinquantesimo anno di sua vita; che Poeta egli era, e non già Cronologo; e poteva perciò usar di que’ termini, ancorché i dieci lustri o fossero oltrepassati di 120 poco, o non fosser per anco interamente compiti. Ma il P. Bonin in una sua Dissertazione inserita nelle Memorie di Trevoux128 ha preteso di persuaderci con Astronomiche dimostrazioni, che l’anno 760 appunto fu precisamente quello, in cui Ovidio fu rilegato. A dimostrarlo, oltre le ragioni da noi recate, e che non pruovano se non che ciò accadde circa quel tempo, egli osserva, che Ovidio, come egli stesso ci mostra129, partì per l’esilio poco innanzi al Dicembre, poiché in questo mese ei navigava sull’Adriatico, e che partì di notte avanzata e cadente, mentre la Luna era alta sull’Orizzonte, e mentre Venere già spuntava in Cielo130. Egli stabilisce in oltre, che Ovidio compisse il cinquantesim’anno di età nell’anno di Roma 761, perché segue l’opinione di quelli, che ritardan di un anno il cominciamento de’ Consoli, e quindi pone il Consolato d’Irzio e di Pansa nell’anno 711. Ciò presupposto egli si vale delle Tavole Astronomiche del Cassini, e dimostra, che nell’anno 761, ed anche nel seguente anno 762 Venere non vedevasi verso il DicembreL. IV. Trift. EI. VIL