Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/179

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ma la scienza non lo dissolveva anzi lo illustrava e lo confermava. Supporre che esso fosse una figura, una forma trovata per adombrarvi i suoi concetti scientifici, è un anacronismo, è un correre sino a Goethe. La scienza penetra in questo mondo come ragionamento o come allegoria, e spiega la sua costruzione e il suo pensiero, a quel modo che il filosofo spiega la natura. E come la natura così l’altro mondo è per Dante più che figura, è vivace e seria realtà, che ha in sè stessa il suo valore e il suo significato.

Nè quel mondo cristiano rimane nella sua generalità religiosa com’è ne’ cantici, nelle prediche e ne’ misteri e leggende. Dalla vita contemplativa cala nella vita attiva, e si concreta nella vita reale. Essendo la perfezione religiosa nel dispregio de’ beni terreni, i credenti da Francesco d’Assisi a Caterina non poteano vedere con animo quieto i costumi licenziosi de’ chierici e de’ frati, la corruzione della città santa, dove Cristo si mercava ogni giorno, il Papa divenuto sovrano temporale e dominato da fini e interessi terreni, in tresca adultera co’ Re. Su questo punto i santi sono così severi, come Dante; più avean fede, e maggiore era l’indignazione. Venendo più al particolare, abbiam visto Bonifazio legarsi con Filippo il Bello contro l’Imperatore, ciò che Dante chiama un adulterio, inviare Carlo di Valois a Firenze, cacciarne i Bianchi, instaurarvi i guelfi. Il guelfismo era allora la Chiesa, fatta meretrice del Re di Francia, che la trasse poco poi in Avignone, divenuta pietra di scandalo e aizzatrice di tutte le discordie civili. Come potere e interesse temporale, era essa non solo radice e causa della corruzione del secolo, ma impedimento alla costituzione stabile delle nazioni e massime d’Italia in quella unità civile o imperiale, che rendea immagine dell’unità del regno di Dio. A questo mondo guasto contrapponevano la purezza de’ tempi evangelici e primitivi e il vivere ri-