Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/198

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il bello e il brutto. Togliete la contraddizione, e la vita si cristallizza. Verità così palpabile che le immaginazioni primitive posero della vita due principii attivi, il bene e il male, l’amore e l’odio. Dio e il demonio: antagonismo che si sente in tutte le grandi concezioni poetiche. Perciò il brutto così nella natura, come nell’arte ci sta con lo stesso dritto che il bello, e spesso con maggiori effetti, per la contraddizione che scoppia nell’anima del poeta. Il bello non è che sè stesso; il brutto è sè stesso e il suo contrario, ha nel suo grembo la contraddizione, perciò ha vita più ricca, più feconda di situazioni drammatiche. Non è dunque maraviglia che il brutto riesca spesso nell’arte più interessante e più poetico. Mefistofele è più interessante di Fausto, e l’inferno è più poetico del paradiso.

Dante concepisce l’inferno, come la depravazione dell’anima, abbandonata alle sue forze naturali, passioni, voglie, istinti, desiderii, non governati dalla ragione, o dall’intelletto, contraddizione ch’egli esprime con l’energia di uomo offeso nel suo senso morale:

le genti dolorose
Che hanno perduto il ben dell’intelletto.
Che libito fe’ licito in sua legge.
Che la ragion sommettono al talento.

L’anima è dannata in eterno per la sua eterna impenitenza; peccatrice in vita, peccatrice ancora nello inferno, salvo che qui il peccato è non in fatto, ma in desiderio. Onde nell’inferno la vita terrena è riprodotta tal quale, essendo il peccato ancor vivo, e la terra ancora presente al dannato. Il che dà all’inferno una vita piena e corpulenta, la quale spiritualizzandosi negli altri due mondi diviene povera e monotona. Gli è come un andare dall’individuo alla specie e dalla specie al genere. Più ci avanziamo, e più l’individuo si scarna e si