Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/253

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la vita terrena. La luna è una specie di avanti-paradiso. I negligenti aprono l’inferno e il purgatorio, e aprono anche il paradiso. E i negligenti del paradiso sono i manchevoli non per volontà propria, ma per violenza altrui. Il loro merito non è pieno, perchè mancò loro quella forza di volontà che tenne Lorenzo sulla grata e fe’ Muzio severo alla sua mano. Perciò in loro rimane ancora un vestigio della terra, la faccia umana. In Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove hai le glorie della vita attiva, i legislatori, gli amanti, i dottori, i martiri, i giusti. In Saturno hai la corona, e la perfezione della vita, i contemplanti. Percorsi i diversi gradi di virtù, comincia il tripudio, o come dice il poeta, il trionfo della beatitudine. Ed hai nelle stelle fisse il trionfo di Cristo, nel primo Mobile il trionfo degli Angioli, e nell’empireo la visione di Dio, la congiunzione dell’umano e del divino, dove s’acqueta il desiderio.

Questa storia del paradiso secondo i diversi gradi di beatitudine ha la sua forma ne’ diversi gradi di luce.

La luce, veste e fascia delle anime, è la sola superstite di tutte le forme terrene, e non è vera forma, ma semplice parvenza e illusione dell’occhio mortale. Essa è la stessa beatitudine, la letizia dell’anime, che prende quell’aspetto agli occhi di Dante:

La mia letizia mi tien celato,
Che mi raggia d’intorno e mi nasconde,
Quasi animal di sua seta fasciato.

Queste parvenze dell’interna letizia si atteggiano, si determinano, si configurano ne’ più diversi modi, e non sono altro che i sentimenti o i pensieri delle anime che pajon fuori in quelle forme. E n’esce la Natura del paradiso, luce diversamente atteggiata e configurata, che ha aspetto or di aquila, or di croci, or di cerchio, or di costellazione, ora di scala, con viste nuove e maravigliose. Queste combinazioni di luce non sono altro che