Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/284

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flessione che distrugge: malattia dello spirito, nata appunto dall’esagerazione dello spiritualismo, lo spirito non è sano, perchè a forza di segregarsi dalla natura e dal senso si trova alfine di rincontro e ribelle l’immaginazione, e l’immaginazione non è sana, perchè ha di rincontro a sè e ribelle la riflessione, che in un attimo le dissipa i suoi castelli incantati. Lo spirito rimane pura riflessione o ragione astratta, e non ha forza di sottoporsi la volontà, per il contrasto che trova nell’immaginazione. L’immaginazione rimane pura immaginazione, e non ha forza sulla volontà, non lavora a realizzare i suoi dolci fantasmi per il contrasto che trova nella riflessione. Se una delle due forze potesse soggiogar l’altra, nascerebbe l’equilibrio e la salute; ma le due forze lottano senza alcun risultato, non si giunge mai a un virile: io voglio; ci è al di dentro il sì e il no in eterna tenzone; perciò la vita non esce mai al di fuori in un risultato, in un’azione, rimane pregna di pensieri e immaginazioni tutta al di dentro:

In questi pensier, lasso,
Tienmi dì e notte il Signor nostro, Amore.

Lo spirito consuma sè stesso in un fantasticare inutile e in una inutile riflessione. È punito là dove ha peccato. Ha voluto assorbir tutto in sè e ora si trova solo, e si ciba di sè stesso ed è egli medesimo il suo avoltojo. Stanco, svogliato, disgustato di una realtà a cui si sente estraneo, il poeta, come un romito, volge le spalle al mondo e si riduce nella solitudine di Valchiusa, e ne fa il suo eremo, e rimane solo con sè stesso a fantasticare, solo e pensoso, incalzato dal suo interno avoltojo:

Solo e pensoso i più deserti campi
Vo misurando a passi tardi e lenti.