Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/140

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chi mi impedirà di vivere così?» I suoi sogni dorati sono vini squisiti, cibi delicati, ricchi palagi, belle fanciulle, belli abiti. Di ciò che appetisce, ha il gusto. E nessuno è giudice più competente in fatto di buoni bocconi e di godimenti leciti e illeciti. È in lui non solo il senso del piacere, ma il senso dell’arte. Cerca ne’ suoi godimenti il magnifico, lo sfarzoso, il bello, il buon gusto l’eleganza.1

Ed ha forze proporzionate a’ suoi appetiti, un corpo di ferro, una energia di volontà; la conoscenza e il disprezzo degli uomini, e quella maravigliosa facoltà che il Guicciardini chiama discrezione, il fiuto, il da fare caso per caso. Sa quello che vuole. La sua vita non è scissa in varie direzioni, uno è lo scopo, la soddisfazione dei suoi appetiti, o, come dice il Guicciardini, il suo particolare. Tutti i mezzi sono eccellenti, e li adopera secondo i casi. Ora è ipocrita, ora è sfacciato, ora è strisciante, ora è insolente. Ora adula, ora calunnia. La credulità, la paura, la vanità, la generosità dell’uomo sono in mano sua un ariete per batterlo in breccia ed espugnarlo. Ha tutte le chiavi per tutte le porte. Oggi un uomo simile sarebbe detto un camorrista, e molte sue lettere sareb-

  1. Ecco alcune citazioni: «Confesso che ho un gran cortèo; perchè voi che non avete patrimonio, mi dite, fate spese così esagerate? Per la ragione che in me alberga un’anima reale, e che tali anime non hanno limite, quando si tratta di magnificenza». «Il capitano Giovanni Tiepolo m’avea inviato un eccellente lepre, che mangiai ieri co’ miei amici, e di cui le laudi salirono al Coeli coelorum. In quel mentre eccoci le vostre pernici. Riceverle e arrostirle fu una sol cosa. Cessai l’inno in onor delle lepri, e mi posi a cantar le lodi dei volatili. Un po’ di pepe e due foglie di lauro bastarono per arrostirle e far di esse un eccellente intingolo. Il mio buono amico Tiziano unì la sua alla mia voce per cantare il Magnificat ch’io avevo cominciato. Non mai i cardinali di Roma nelle più splendide orgie hanno mangiato con tanto piacere i loro beccafichi od ortolani. Io li vidi al tempo di Leone X quei cari Cardinali del buon Dio! Oh come le loro anime cucinieri riempivano voluttuosamente i propri corpacci! Erano pazzi, dite voi? Felici i pazzi che nella follia sono gradevoli a sè e ad altrui!»