Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/272

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sul viso alla società. In lui il secolo scettico e materialista ha la sua ultima espressione. Anche a Bruno abbonda la satira e l’ironia, anche in lui ci è un lato negativo e polemico, sviluppato con potenza e abbondanza d’immaginazione. Ma questo lato rimane assorbito nella sua speculazione. Il suo scopo è tutto positivo; è la restaurazione di Dio, e con esso del sentimento religioso e della coscienza. Ciò che Savonarola tentò con la fede e con l’entusiasmo, egli tenta con la scienza. Non accetta Dio, come gli è dato, nè se ne rimette alla fede, perchè non è un credente. Dio vuole cercarlo e trovarlo lui, con la sua attività intellettuale, con l’occhio della mente. E questo Dio, da lui trovato, e di cui sente l’infinita presenza in sè stesso e negl’infiniti mondi e in ciascun essere vivente, nel massimo e nel minimo, non rimane astratta verità nella sua intelligenza, ma scende nella coscienza e penetra tutto l’essere, intelletto, volontà, sentimento e amore. Comincia scredente, finisce credente. Ma è un Credo generato e formato nel suo spirito, non venutogli dal di fuori. Per questo Credo non gli fu grave morire ancor giovane sul rogo, dicendo ai suoi giudici le celebri parole: Majori forsitan cum timore sententiam in me dicitis, quam ego accipiam. Sembra che il suo maggior peccato innanzi alla Chiesa sia stata la sua fede negl’infiniti mondi, come traspare da questa malvagia ironia dello Scioppio: Sic ustulatus misere periit, renunciaturus, credo, in reliquis illis, quos finxit, mundis, quonam pacto homines blasphemi et impii a Romanis tractari solent.

Insisto su questo carattere entusiastico e religioso di Bruno, o, com’egli dice, eroico, che gli dà la figura di un Santo della scienza. Quante volte l’umanità, stanca di aggirarsi nell’infinita varietà, sente il bisogno di risalire al tutto ed uno, all’Assoluto, e cercarvi Dio, le