Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. I).djvu/459

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della rivoluzione di roma 449

scienza, dappoichè dubbio non rimane il volere della Provvidenza. Guardate su, lungo tutta l’Italia, alla gioia dei popoli risorti, alla satisfaziono dei principi autori delle risurrezioni; alla unione reciproca, alla pace, alla innocenza, alla virtù di tutti questi fatti nostri, benedetti dal pontefice, ribenedetti dal consenso di tutta la Cristianità; e giudicate voi, se noi facciamo una stolta od empia rivoluzione, ovvero non anzi una buona, santa, felicissima mutazione, secondante i voleri di Dio.

«Sire, il vostro obbedire a tali voleri, il vostro accedere a tal mutazione, la farà più facile, più felice e più moderata che mai; ed aggiungendo un secondo al primo terzo degl’Italiani già risorti, costituirà risorta in gran pluralità la nazione nostra; la farà inattaccabile dai nemici, indipendente dagli stessi amici stranieri, libera e tetragona in se; le darà forza, gravità e tempo di svolgere pacatamente tutta l’ammirabile opera sua; farà insomma i destini d’Italia, quanto possa farsi umana cosa, assicurati.

» Ricuserete voi all’incontro di seguire la fortuna, la virtù d’Italia? Allora, o Sire, rimarrebbero sturbati sì nella loro magnifica via, ma non tolti di mezzo perciò, i destini italiani. Non può, non può l’Italia rimanere addietro, diversa, contraria dalla civiltà cristiana onnipotente e trionfatrice; trionfatrice, non che di tutti questi piccoli ostacoli interni, ma di tutte le potenze umane, di tutti i popoli, di tutte le civiltà acristiane. Quali che siano ora o mai i nemici e i freddi o falsi amici d’Italia, l’Italia piglierà suo posto nel trionfo delle nazioni cristiano. Ma forse, come già avvenne, gli ostacoli abbrevierebbero la via; forse (che Dio noi voglia!) il rifiuto vostro troncherebbe immediatamente colla violenza le questioni più importanti del risorgimento italiano! Se non che questo ne resterebbe forse guastato; forse non rimarrebbe più, come è finora, incolpevole, santo, unico al mondo e nel corso dei secoli! E perciò, o Sire, noi gri-