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| della rivoluzione di roma | 455 |
Il giorno 11 in seguito della notizia della cacciata dei Tedeschi da Bologna, recatisi al Santo Padre tutti i ministri, dissero di aver riportato l’autorizzazione di fare quanto si potesse per salvare la patria e difendere i sacri confini, e lo dissero mediante una specie di relazione in forma di proclama, aggiungendovi le disposizioni che volevano adottare per seguire la volontà sovrana.[1]
A questo atto altro ne successe, sottoscritto dal solo ministro dell’interno Fabbri, il giorno 12, col quale vengono caldissimamente eccitati i Romani ad armarsi e correre in difesa dello stato.[2]
Il 12 di agosto il principe Aldobrandini generale della guardia civica, dopo avere annunziato che il Santo Padre aveva accordato l’udienza al Galletti, al Morelli ed all’Anieni, officiali della prima legione romana, i quali eran desiderosi di partire, emise un ordine del giorno per eccitare i Romani ad unirsi alla legione e correre alla difesa dello stato. E con detto atto indicavansi ancora le condizioni dell’arrolamento.[3]
Tutte queste disposizioni bellicose vennero rese inutili dall’accordo o convenzione interceduta fra il general Welden da una parte, e il cardinale Marini, il principe Corsini ed il conte Guarini dall’altra; ed il nostro giornale officiale ne dette l’annunzio il giorno 19, aggiungendo che in seguito di ciò le truppe austriache andavano a sgomberare dal territorio pontificio;[4] e quindi lo stesso ministro Fabbri emanò una circolare il giorno 22 per la sospensione degli apparecchi di guerra.[5]
Questa determinazione governativa in senso di rappacificamento rese inutile l’arrolamento dei civici e le of-