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Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/413

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Ordinavansi poi il giorno 26 la demolizione del viadotto coperto che dal Vaticano conduce al forte sant’Angelo,[1] ed emettevasi un decreto per la requisizione di cavalli.[2]

Appariva pure un indirizzo dei cittadini francesi residenti in Roma al corpo di spedizione francese comandato dal generale Oudinot, per distoglierlo dal combattere contro i Romani e ricordargli che la insurrezione è il più santo dei doveri. Eranvi sottoscritti:

Laviron presidente
Marton (Martin?) vice presidenti
Ardillon
Terrus (forse Terral) segretario.[3]

Lo stesso giorno 26 l’assemblea pubblicava il seguente proclama:

«Repubblica romana

» In nome di Dio e del Popolo.

» L’assenblea, dopo le comunicazioni ricevute dal Triumvirato, gli commette di salvare la Repubblica e di respingere la forza colla forza.

» Roma 26 aprile 1849, ore 2 e mezzo pomeridiane.

» Il presidente C. L. Bonaparte.

» I segretarî
» G. Pennacchi. G. Cocchi.
» A. Fabretti. A. Zambianchi.[4]»
  1. ↑ Vedi Monitore del 27. — Vedi Documenti, vol. IX, n. 38.
  2. ↑ Vedi detto del 26, pag. 383.
  3. ↑ Vedi l’Italia del popolo del 26, n. 11. — Vedi Monitore, pag. 386. — Vedi Documenti, pag. IX, n. 374. – Vedi Sommario, n. 86.
  4. ↑ Vedi il Monitore del 27, pag. 383.