Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/102

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mini rinchiuso; convenuto poscia fra i due capi un armistizio, erasi spedito un uffiziale a Torino, che poco stante ne riportava l’abdicazione del re e la nomina del reggente: s’unirono allora i due partiti, e San Marsano entrò in Novara fra il giubilo della festante popolazione1. Parteggiavano per lui il popolo, e la maggior parte dei soldati, e quindi non gli sarebbe stato difficile impadronirsi del comandante; ma credendo più conveniente ammaestrare coll’esempio della disciplina militare l’armata, si sottomise egli stesso agli ordini del governatore, e vi si uniformò francamente. In tal modo Novara restò in potere del conte Della-Torre che dovea farla nido della reazione e varco allo straniero, ma Carlo di San Marsano avealo giudicato al suo aspetto, pronto a difendere lealmente il governo costituzionale, e non gli cadde in mente che più tardi potessero arrivare da Modena ordini tali, da sedurre la fedeltà del generale cui era commessa la custodia di nostre frontiere.

I liberali raccolti in Alessandria cominciarono a provare di tristi inquietudini sulle sorti della patria, quando Lisio, Luzzi e Baronis riferirono loro lo stato della capitale, la peritanza, l’incertezza del ministero, lo scoraggiamento dei buoni, la mal repressa gioia dei nemici della costituzione, lo sconcerto della opinion pubblica, ed il principe in tal frangente impicciatissimo sprecare prezioso tempo in vane udienze

  1. Fu cantato un solenne Te Deum coll’assistenza del vescovo di Novara card. Morozzo nella cattedrale, cui intervenne il conte Della-Torre col suo stato maggiore, ed il marchese Carlo di San Marsano.