Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/11

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XI


stesso non potè rimanere ad Auteil, e la sera stessa lo seguitò a Parigi per confortarlo con le sue cure. Poscia, a notte avanzata, volle recarsi al suo antico alloggio, e mentre se ne tornava, sulla piazza dell’Odeon fu da otto sbirri arrestato e condotto in prigione.

Nella notte medesima il prefetto di polizia lo tormentò con interrogatorio lunghissimo, e apertamente gli disse che lo avevano arrestato come reo di macchinazioni contro il governo francese. Questa accusa scempiata gettavano in faccia ad un uomo che non praticava nessuno! Egli protestò sdegnosamente contro l’accusa: dichiarò che era assolutamente estraneo a tutto quello che facevasi in Francia, e disse che il suo unico e involontario torto era quello di essere a Parigi sotto nome diverso dal suo. Interrogato sulle sue relazioni, disse che conosceva solamente il Cousin, e istantemente pregò non lo tormentassero ora che giaceva gravemente ammalato. Ma le preghiere furono vane. La mattina appresso per tempissimo cinque gendarmi e un commissario di polizia perquisirono la casa, e vi fecero maravigliose scoperte: vi trovarono alcune note su Proclo e Platone. Il Cousin, sebbene gravemente ammalato, si recò immediatamente dal prefetto di polizia e gli disse: se voi accusate di complotto un uomo che a Parigi non pratica altri che me, me pure dovevate arrestare, se poi non osate accusar me di cospirazione, perchè pigliarvela contro di un uomo, il quale non potè far nulla che per mezzo mio e con me? E se non si tratta di macchinazioni contro la Francia, è cosa indegna perseguitare un proscritto per la sola ragione che porta un nome supposto, quando questo proscritto è un uomo dabbene. Il prefetto rispose che il sospetto di cospirazione contro il governo francese sembrava privo di fondamento, ma che rimanendo dei dubbi si farebbe processo.