Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/156

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leggi che tutelassero le proprietà, le persone dei cittadini; bisognava provare che di nostra impresa non era unico scopo l’emancipazione italiana, ma ben anco l’ingrandimento, la potenza della casa di Savoia; talchè i nostri disegni abbracciavano le affezioni più dolci ed i doveri più sacri ad un tempo; bisognava provare che se il nostro tentativo era audace non lasciava però di presentare grandi mezzi di successo; bisognava far sentire come, per l’inazione del principe di Carignano durante sua reggenza, ne venisse tolto di utilizzare le risorse di nostra posizione, come per l’indegna sua fuga fossero prosternate le migliori speranze della nazione in lui riposte, e come a noi durasse e cuore e forza a rilevarle se la caduta impensata d’altro popolo tradito non le avesse interamente crollate; bisognava mettere in evidenza come gli uomini fra due partiti ondeggianti riescono fatali alla patria, e come il liberale cui non regge il braccio a sostenere la propria opinione incorra nel biasimo dei posteri, e nel disprezzo di quei medesimi che, non combattuti, ebbero da sua titubanza, da’ suoi timori agevole vittoria; bisognava far risaltare come i cittadini amanti sinceramente lor patria sappiano alle esigenze, alla felicità della stessa immolare la propria predilezione per l’una o l’altra forma politica, e far presentire come, se i liberali piemontesi si fossero ostinati per altra costituzione che la spagnuola dopo la decisione del parlamento napoletano, avrebbero forse suscitato novelle discordie italiane; bisognava far apprezzare come la causa di libertà nelle mani del