Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/159

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La spinta è data; la liberazione d’Italia fia l’avvenimento del secolo decimonono. Scrivano pure a talento liste di proscrizione, vadano pure a gara i principi italiani in curvare la fronte ai cenni dell’Austria, posciachè va loro più a grado regnare con la costei forza, che non colle leggi. L’Austria non si oppone, e si prepara intanto a raccorre il frutto di


    noi vogliamo risvegliare ne’ giovani cuori quelle generose passioni senza le quali non si acquista nè si difende libertà; quanto poi a farla strumento di perturbazione e disordine, non v’è alcun che non sappia cosa importino tali vocaboli nel vostro gergo; voi non iscorgete ordine e tranquillità se non dove regna assoluto vostro volere senz’incontrare un ostacolo, un lamento; ove lo stato, l’onore, l’avvenire dei cittadini sono fatti sgabello a vostre mire, a’ vostri interessi. Eredi di fatto della supremazia materiale nella società voi respingete, attaccate, insidiate le instituzioni che sole possono sostenerne la supremazia morale. La crescente generazione è chiamata a decidere la nostra controversia. Dessa non si lascierà allucinare da’ vostri solismi, sedurre da vostre promesse che l’esperienza ha mostrato quanto valgano, spaventare da vostre predizioni o minaccie, trasportare da vostre ingiustizie. Voi avrete un bell’abusare del potere, la gioventù non perderà di vista che un governo forte e legale forma la sicurezza del cittadino, la prosperità dello Stato; voi avrete un bell’abusare della religione affascinando lo sconsigliato clero dimentico di sua missione sociale, dessa non cesserà di scorgere in questa religione purificata dalle vostre sozzure il simbolo della pace, della felicità dell’umana famiglia, la corona dei sacrifizii del cittadino; voi avrete un bel destare la sua indegnazione col vostro disprezzo, dessa non vi risponderà che con la severa imparzialità dei suoi giudizii, con l’animosa rettitudine di sue azioni. Ma pure la sua vittoria riuscirebbe incompleta se voi, anche poscia sconfitti, aveste potuto corrompere i vincitori. Non sarà vero trionfo di libertà se non quando i suoi calunniatori restino soli, divisi da quanto v’ha di giusto, d’umano, di sapiente in Europa. Perchè non vi è idea propizia, non pensiero morale che a libertà non s’informi. So bene che non alle sole corti dei re esistono suoi nemici, ma gli errori, le sventure dei padri non avranno infruttuosamente suonato all’orecchio della italiana gioventù.