Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/38

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
18
 
 


ed un ottimo ministro secondandolo, sta per far sparire gli abusi che rovinano le sostanze dei litiganti, e compromettono la riputazione dei magistrati, sarà il capo di essi il primo ad alzar la voce, per rovesciare le speranze della nazione? L’allocuzione del primo presidente molti ritennero concertata co’ più vecchi senatori: egli è dunque, gridavasi, per conservare un lucro riprovato che i magistrati ritrovano il loro ardire? Quante tutelari instituzioni non furono manomesse dal 1814 in poi! Il senato che finora interinava gli atti del governo, servilmente silenzioso, non si scuote che per produrre uno scandalo? Si sperava veder calmata l’inquietudine del pubblico con la rimozione del conte Borgarelli, ma il re, da niuno illuminato circa la vera situazione delle cose, fidando sino a un certo punto nel conte Balbo, lasciò nelle menti un dubbio disgustoso sull’effetto che potessero aver fatto nell’animo suo le ardite parole del primo presidente. Le persone saggie, ed al fatto delle cause che regolavano l’azione del governo, compresero fin d’allora che la grand’opera cui tanto vivamente s’interessava la nazione, non sarebbe così presto o perfettamente compiuta, cagione l’informe alleanza dell’antico col moderno sistema, sicura via al disordine e che avrebbe rovinato senza risorsa lo Stato.

E mentre il Piemonte gemeva sotto il dispotismo di tal governo, dileguavasi di giorno in giorno la speranza di vederne prevenute o menomate le tristi conseguenze pel freno di un codice solennemente promulgato, e di una magistratura rialzata nell’opinione e nel rispetto dei popoli. Sovrastava una crisi alle