Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/58

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stante raggiunta il rimanente, che non sarebbe riuscito difficile portare sino a 70 mila, coll’aggiungervi qualche battaglione di guardie nazionali. La Lombardia era guernita da scarso numero di Austriaci, e noi saremmo giunti in tempo a guadagnare la linea dell’Adige, e a far impeto su Mantova, prima che arrivassero nuovi rinforzi di truppe imperiali. Popoli di Romagna, di Parma, di Modena, intrepidi Bresciani, uomini di Salò, di Verona, Milanesi dalle cui mura scendevano altre fiate possenti schiere di armati, veggendo muovere a vostra volta un esercito piemontese col sacro vessillo spiegato, e sentendo Napoli validamente difesa dal suo libero esercito, non avreste voi pure brandito le armi, e salutato con noi il giorno della liberazione di nostra grande ed infelice patria? Farò noto in appresso, per quale funesto avvicendarsi di sventure, ogni cosa volse a nostro danno, e ci vedemmo rapire ad una ad una le speranze di vincere e resistere. Quanta forza non dovrò fare all’animo mio per richiamare alla mente così crudeli rimembranze!

L’avvenimento del 12 gennaio 1821, estraneo alla rivoluzione, ne fu nondimeno un presagio, e serve a mettere in luce la lotta di due partiti che si contendevano l’un l’altro la direzione del governo, e quale dei due di forze sovrastasse, quantunque da questo fosse alieno l’animo del re, benigno ed umano per istinto.

Gli studenti dell’Università di Torino, soliti ad intervenire al teatro d’Angennes, eransi dati da qualche tempo a schiamazzare ogni sera; turbolenza gio-