Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/120

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14 O r i g i n e   d e l l e   A r t i

egizj, per esercitare tranquilli il lor ministero, riconoscere le greche divinità e adorarle, non poteano prendere un miglior partito, che di asserire non esservi su questo punto differenza alcuna tra i Greci e gli Egizj1; e ove quelli di ciò convenissero, accordare pur doveano d’aver ricevuta la religion loro da quelli, che erano riconosciuti per uno de’ più antichi popoli della terra. I Greci altronde conosceano assai poco la religione degli altri popoli, ed è perciò che attribuirono ai Persi una moltitudine di deità, che ci hanno ben anche specificate, mentre quella nazione non ebbe mai altro dio, che il Sole, cui sotto l’emblema del fuoco adorava2.

§. 20. Non voglio io già qui oppormi tutti gli argomenti che contro l’opinion mia addur si potrebbono; ma non posso dissimularmi un’obbiezione che a molti de’ miei eruditi leggitori verrà probabilmente in pensiere. Quando, a cagion d’esempio, vedesi uno scarafaggio, come immagine del sole3, scolpito su la sommità d’un obelisco, ed inciso su la parte


con-


  1. Comunque sembri specioso questo raziocinio, pure è falso, e appoggiato a falsi supposti. Saturno, e Serapide non erano divinità di origine greca. Di Serapide altri vogliono che fosse portato in Alessandria dal Ponto; altri che fosse il Plutone stesso, che si adorava in Egitto. Vegg. Tacito Hist. l. 4. cap. 81., Plutarco de Isi. et Osir. op. Tom. iI. p. 361. E., e Clemente Alessandrino Cohort. ad Gent. num. 4. pag. 42. Macrobio l. c. dice che furono costretti gli Egizj ad ammetterli fra le loro divinità; Tacito, Plutarco, e Origene Contra Celsum lib. 5. num. 28. p. 607. D. scrivono che vi fossero indotti per frode del re Tolomeo. Aggiugne Macrobio che se furono obbligati a venerarli, non fu possibile a quel Sovrano di costringere i sacerdoti a usare i riti e sacrifizj, coi quali li onoravano in Alessandria, perchè non si accordavano con quelli, che usavano per le loro deità: Tyrannide Ptolemæorum pressi hos quoque deos in cultum recipere Alexandrinorum more, apud quos præcipue colebantur, coacti sunt; ita tamen imperio paruerunt, ut non omnino religionis suæ observata confunderent. Ora dopo tanta resistenza, e tanta tenacità nelle loro costumanze religiose, come potremo supporre in essi a un tempo altrettanta, e maggiore facilità in riconoscere tante altre greche divinità, e adorarle, e asserire per questo, che non v'era differenza fra di esse, e quelle degli Egizj? I detti autori, e Plutarco in ispecie, non ne fanno parola; e noi con qual fondamento potremo affermare, che lo abbiano fatto spontaneamente? E poi concedendo ancora, che fossero venuti a questo partito i sacerdoti egizj per esercitare tranquilli il loro ministero, come non si sarebbero riscossi da questa oppressione, e soperchieria quando non furono più sotto al dominio dei Greci, siccome dice Winkelmann in appresso lib. iI. c 1. §. 8., che fecero in altre occasioni? E così facendo, oppure continuando ancora in appresso nello stesso sistema, con qual franchezza avrebbero potuto spacciare a Diodoro, e a tanti altri Greci, e questi crederlo con buona fede, che la maggior parte delle deità della Grecia erano venute dall’Egitto?
  2. Si vedrà meglio nel lib. iI. cap. V. §. 17.
  3. Euseb. De Præp. Evang. lib. 3. cap. 4. pag. 94. [Clem. Aless. Strom. lib. 5. num. 4. pag. 657.