Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/260

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150 D e l l e   A r t i   d e l   D i s e g n o.


§. 10. Malgrado però il poco conto che essi faceano delle belle arti, è probabile che, se non la statuaria, il disegno almeno pei lavori d’uso domestico abbiano portato ad un certo grado di perfezione, poiché Nabucodonosor dalla sola Gerusalemme1, oltre un numero grande di altri artigiani, condusse seco mille lavoratori d’intarsiatura: numero sorprendente, che oggidì appena troverebbe un giornaliero lavoro nelle più popolose delle nostre città. La parola ebraica, che indica i summentovati artefici, sì nelle traduzioni che ne’ dizionarj, è stata mal intesa e spiegata2, anzi da alcuni interamente omessa3.

[Le medesime presso i Persi...]

§. 11. Lo stato delle arti del disegno presso i Persi merita qualche considerazione, poiché rimangonci de' monu-


men-
  1. IV. Reg. cap. 24. v. 16.
  2. Nel senso del nostro Autore l’aveva già spiegata S. Girolamo. Ma gli epiteti di forti, e di bellicosi, che dà il sacro storico a quelli artisti, hanno fatto credere al Vatablo, al Menochio, e ad altri, con maggior probabilità, che detta parola debba intendersi di professori di arti necessarie, anzi che di voluttuose. Così persuade anche il contesto, e il fine, che doveva avere in mira Nabucodonosor, d’impedire che la città di Gerusalemme non si rifabbricasse.
  3. Potrà taluno trovare soverchiamente breve e mancante questo paragrafo, che tratta dell’arte presso gli Ebrei, tanto più che alcuni scrittori a loro attribuiscono l’invenzione delle belle arti, come di quelle del disegno. Noi non siamo certamente di quella opinione, né crediamo con Cedreno Synops. Hist. Tom. I. pag. 45. in fine, che Sarug sia stato il primo ad ergere statue per onorare coloro che dato avessero alcun saggio di azioni virtuose, e che l’arte sua passando da padre in figlio sia pervenuta al suo pronipote e padre d’Abramo Thare, il quale abbiane abusato creando l’idolatria. Abbiamo però de’ certi argomenti per credere che le arti del disegno fossero da’ più rimoti tempi esercitate da quel popolo. Il vitello d’oro, Exod. c. 32. v. 4. (o piuttosto il capo di vitello innestato sulla figura di corpo umano ad imitazione del dio Api) fuso, e poscia polverizzato, suppone molte cognizioni non solo di disegno, ma eziandio di metallurgia e di chimica. Il tabernacolo ordinato in seguito da Mosè, ed eseguito dagli artefici Beselfel ed Ooliab, dallo stesso sacro storico commendati, ib. c. 35. v. 30. e 34., ne somministra un nuovo argomento. Osservisi che a quell’epoca l’arte presso le altre nazioni era ancor bambina. Non parleremo dei Sicli, de’ quali alcuni pretendonsi coniati ai tempi d’Abramo: essi sono riconosciuti come una moderna impostura. V. Deiling. de Re numm. vet. Hebr. , Reland, de Numm. Samon., Basn. Sur les medaill. &c. L’arte medesima era nota ai popoli confinanti della Giudea, che foggiavano in metallo, in pietra e in legno quegl’idoli, che al popolo eletto furono da Dio proibiti, Exod. 20. 23. e de’ quali si fa menzione ne' salmi di Davide Ps. 113. v. 4., e nel libro della Sapienza, cap. 14. v. 18. e 21. L’edificazione del tempio e de’ palagi reali mostra quanto gli Ebrei fossero versati nell’architettura. Pensa il Cariofilo de Ant. mar. pag. 71., che le pietre per tali fabbriche siano state prese dal monte Libano. Quelle, onde fu costruito il palagio di Salomone, erano bianche, Joseph. Ant. Jud. lib. 8. cap. 5. num. 2. A’ tempi di Giustiniano furono cavate da un monte presso Gerusalemme delle colonne d’un marmo di color fiammeggiante, Procop. de Ædif. Just. lib. 5. cap. 6. pag. 103. in fine. [ Erano di color bianco anche le pietre, o marmi, de’ quali fu fabbricato il famoso mausoleo de' Maccabei, come dice lo stesso Giuseppe Flavio lib. 11. cap. 6. §. 5. Aggiugne che questo monumento era maraviglioso, e per tale viene descritto Maccab. lib. 1. cap. 13. vers. 28. e 19. Era adornato da sette piramidi, da gran colonne, sopra le quali erano scolpite delle armi; e accanto a queste delle gran navi, che si vedevano sino da chi stava in mare,