Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/359

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p r e s s o   i   G r e c i , ec. 249

§. 13. Una conseguenza di questa educazione fu la scelta d’Ificrate a capitano fatta dagli Ateniesi suoi concittadini nell’anno suo ventiquattresimo. Aveva appena vent’anni Arato, quando liberò Sicione sua patria da’ tiranni1; e fu indi a poco eletto capo di tutta la lega achea. Filopomene, fanciullo ancora ebbe grandissima parte nella vittoria riportata da Antigono unito alla lega achea contro i Lacedemoni2.

§. 14. Una simile educazione diede pur tra’ Romani una certa anticipata maturanza all’intendimento, come si scorge da Scipione il giovane e da Pompeo; il primo de’ quali all’età di ventiquattro anni3 era alla testa del romano esercito nelle Spagne, e a ciò eletto per ripararne la decaduta disciplina, e le ricevute sconfitte; e del secondo narra Vellejo4, che nel ventesimo terzo suo anno formò a sue spese un esercito, e non altri ascoltò, che i proprj consigli. Per mezzo di siffatta educazione la nazione tutta acquistava certa franchezza di pensare fublime e libero, ed osava ciascuno pa-

Tom. I. I i lesa-


    Pronapide, che secondo Teodoro Grammatico nelle voce inedite a Dionisio Trace riferito dal Fabricio Bibl. græca Tom. I. l. 1. c. 27. n. 3. è l’autore dello scrivere da sinistra a destra, come si usa oggidì, da Taziano Orat. contra Græc. cap. 41. pag. 275. C. e porto insieme con altri scrittori anteriori ad Omero; anzi per sentimento di Diodoro lib. 3. §. 66. pag. 237. fu di lui maestro. E vogliam credere, che Omero nel tessere opere sì lunghe, piene di tante, e sì minute circostanze volesse trascurare un mezzo sì proprio, e facile, e fidarsi piuttosto della sua, e dell’altrui memoria per tramandarle ai posteri? E questi doveano aspettare tanti secoli ad assicurarne la legittimità collo scritto? Vi fu Cineto di Scio, ed altri rapsodi, ossia certi poetastri arroganti, che le imparavano a mente, e a pezzi le andavano cantando, commentandole, e scontrafacendole a loro capriccio, come narra Eliano Var. Histor. lib. 13. cap. 14., ed altri; ma ciò avveniva, come bene osserva il signor Denina Istoria della Grecia Tom. iI. lib. 7. cap. 14. in fine, perchè i grossi libri, quali potean dirsi riguardo a que’ tempi l’Iliade, e l’Odissea, erano rari; e l’averne tutte le parti unite, e saperle a mente bastar poteva ad acquistar qualche fama. Licurgo, Pisistrato, Ipparco, Solone, ed altri riportati dal lodato Fabricio lib. 2 cap. 2. num. 11. e 12. verso i tempi, de’ quali parla Winkelmann, pensarono a riordinare, e correggere le dette opere dai rapsodi straziate, e guaste; ma questo non prova che fino ad essi fossero state cantate solamente; avendole essi raccolte sui codici, che qua e la se ne conservavano, rincontrandole anche colla tradizione di costoro. Se Nicerato, come scrive Senofonte l. c. le imparò a mente, ciò fu perchè le credeva un fonte inesausto d’ogni scienza; come i fanciulli romani anche al tempo di Cicerone imparavano a mente le leggi delle XII. Tavole, che questo principe degli oratori preferiva arditamente alla sapienza tutta de’ Greci. Vegg. De Leg. lib. 2. cap. 23., e De Orat. lib. I. cap. 44. E poi l’imparare a memoria due opere intiere e ben lunghe un pezzo da quel rapsoda, un pezzo da quell’altro, quanto non doveva edere più faticoso, che il leggerle sui libri? Costava anche grandi somme di denaro, come le costò a Nicerato. Senofonte loc. cit. pag. 881. D.

  1. Polyb. lib. 2. pag. 130. A.
  2. Idem ibid. pag. 152. B.
  3. Ventisette, Polibio l. 10. p. 580. D.
  4. lib. 2. cap. 29. pag. 121.