Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/442

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332 D e l   B e l l o   c o n s i d e r a t o

summentovate, si è il veder loro scoperta una mammella: nudità che alla compostezza delle Muse troppo sconverrebbe.

[Espressione e compostezza nelle figure divine...] §. 6. La più alta idea della tranquillità e della compostezza si trova espressa nelle figure delle divinità; cosicchè, cominciando dal padre de’ numi fino agli dei subalterni, le figure loro non sembrano mosse da nessun affetto. Perciò il più grande fra i poeti ci descrive il suo Giove che, col solo mover le ciglia o scuotere il crine, tutto mette in moto l’Olimpo1. Non solo agli dei maggiori e del cielo, ma eziandio alle minori divinità del mare davasi uno sguardo sereno e tranquillo. Che se qualche volta i poeti danno loro degli epiteti, pe’ quali noi ci possiamo formare di tali divinità un’idea ben diversa, gli artisti però sembrano avere costantemente espressa sul loro volto un’immagine del mare placido e cheto, in cui si vede l’azzurro verdigno del cielo, come fra gli altri monumenti ne fanno fede le due già mentovate teste colosali de’ Tritoni nella villa Albani.

[...in Giove...] §. 7. Non si creda però che in simil guisa formate siano tutte le figure di Giove: egli ha un’aria turbata fu un basso-rilievo2 del marchese Rondanini a Roma, ove viene rappresentato nel momento dopo che Vulcano con una mazzuola gli ha dato un colpo sul capo, e sta pien d’aspettazione di vedergli uscir Pallade dalla fronte. Giove siede quasi intronato dal colpo, e come se i dolori sentisse del parto, dovendo mettere al giorno tutta la celeste ed umana sapienza nella produzione di Pallade.

[...in Apollo...]

§. 8. L’Apollo del Vaticano dovea rappresentare questo dio cheto e tranquillo sopra il morto drago Pitone3 da lui ucciso con un dardo, e dovea insieme esprimere certo disprezzo per una vittoria che era sì piccola cosa per lui. Il


sag-
  1. Vedi sopra pag. 306. not. b.

    Cuncta supercilio moventis.

    Orazio lib. 3. Od. 1. v. 8.

  2. Monum. ant. nel frontisp. del Vol. iI.
  3. Si legga appresso lib. XI. capo iiI. §. 13.