Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/512

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402 D e l   P a n n e g g i a m e n t o.

che non ha trovato su i marmi se non panni finissimi, e trasparenti, mostra di non aver pensato se non alla Flora Farnese, o ad altre figure che hanno panneggiamento consimile; potendoli altronde dire con fondamento che, tra le antiche statue muliebri rimasteci, tante ve n’ha per lo meno vestite di drappo di lana, quante di panni fini o tele. Il drappo di lana è riconoscibile alle pieghe ampie e rilevate, com’eziandio per quelle che aveva prese stando ripiegato: di quest’ultime riparlero più sotto.

[...d’oro.]

§. 7. Ai diversi panni, onde formavansi le antiche vesti, aggiugnerò pure quei lavorati in oro; e ciò benché sembri fuori del nostro proposito, non essendovi figura alcuna così vestita o dipinta, pur servirà a dare un’idea compiuta di tutte le maniere di panni presso gli antichi. I ricchi panni loro non consisteano già, come presso di noi, in uno sottilmente tirato e indorato fil di rame o d’argento, che si filasse poi sulla seta, ma i fili suoi n’erano d’oro massiccio intessuto, come si rileva da Plinio, ove parla d’un simil paludamento aureo, di cui Agrippina seniore, moglie di Claudio, era ammantata quando assistè ad uno spettacolo di naumachia: Nos vidimus Agrippinam Claudii Principis, edente eo navalis prælii spectaculum, assidentem ei indutam paludamento, auro textili sine alia materia1. Narra altresì lo stesso storico, che di già Tarquinio Prisco una sì fatta tunica d’oro avea: Tunicam auream2. In Roma a’ tempi miei in due urne sepolcrali furon trovati due vestiti così lavorati d’oro puro, i quali immediatamente furon


fusi


    conet a questa critica nella nuova edizione delle sue Objerv. sur la ftatue de M. Aurel. Œuvr. Tom. iI. pag. 237. not. 111. vuole far vedere ch’egli anzi dice tutto l’opposto di ciò, che gli fa dire Winkelmann. È vero che il nostro Autore non ha osservato, che egli eccettua alcune figure greche vestite di panno (se per panno dobbiamo intendere drapperies larges); ma sempre farà vero ancora, che sbagli inappellabilmente questo scrittore, dicendo loc. cit. per regola generale, che i Greci vestivano le statue di drappi finissimi, e trasparenti, come li portavano le donne di Coo; uniformandosi in tal guisa ai loro costumi, al loro clima, e modo di vestire; e che non si sono dipartiti se non di rado da questo stile, come nelle poche statue, ch’egli riporta, esistenti in Roma.

  1. lib. 33. cap. 3. sect. 19. [ e Dione Cassio lib. 60. cap. 33. pag 971. Tom. iI.
  2. Ibid.