Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/113

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presso i Greci e presso i Romani. 107

§. 1. Bisogna qui distinguere il disegno duro dall’affilato o tagliente, affinchè ove, per esempio, si veggono nelle figure della più sublime bellezza le sovracciglia affilate, quello non abbia a prendersi per una durezza di disegno, e come un avanzo del più antico stile; poiché già di sopra osservammo che ciò era fondato nella giusta idea della bellezza. Egli è verosimile però, e si può inferire da qualche passo degli antichi scrittori che il disegno di questo stile sublime conservasse ancora un non so che di rettilineo e d’angoloso; la qual proprietà sembra indicata dalle voci quadrato o angolare, con cui lo distinguevano1.

$. 2. Essendo que’ gran maestri, come Policleto, i legislatori delle proporzioni, i quali le misure d’ogni parte precisamente in tutt’i suoi punti fissarono, è ben probabile che all’esattezza del disegno una parte sacrificassero della, beltà delle forme2. Indi è che nelle loro figure scorgeasi il sublime, bello si, ma tale che, paragonandolo ai morbidi contorni de’ loro successori, mostrava una certa durezza; e quella appunto fu rimproverata a Callone, ad Ecia,


O 2 a Ca-


    & tenuitas (ἡ συστολὴ καὶ ἰσχνότης): eorum vero, qui secuti sunt, locutio Phidiæ operibus jam similis est, habens quiddam & amplum, & exquisitum simul (τι μεγαλεῖον καὶ ἀκριβὴς ἅμα)

  1. Plin. lib. 34. cap. 8. sect. 19. §. 2. [Credo che il sig. Falconet Notes sur le 34. livre de Pline, a questo luogo citato, num. 9., œuvr. Tom. iiI. pag. 116. segg., abbia ragione di dire, che Winkelmann ha male inteso, e applicato ai contorni rettilinei il termine di quadrate usato da Varrone presso Plinio l. cit. (non già di angolari) parlando delle statue di Policleto; poiché Plinio poco dopo nel §. 6. espressamente ripete lo stesso sentimento parlando della statura, o proporzione delle statue degli antichi, i quali le facevano larghe di vita anzi che no, o come diremmo, piuttosto tozze, quali erano gli uomini naturalmente: al quale disegno rimediò Lisippo, che fece le sue più svelte, e gracili: Statuaria arti plurimum traditur contulisse, capillum exprimendo, capita minora faciendo quam antiqui: corpora graciliora, siccioraque, per quæ proceritas signorum major videtur. Non habet latinum nomen symmetria, quam diligentissime custodivit, nova, intactaque ratione quadratas veterum staturas permutando: vulgoque dicebat, ab illis factos, quales essent, homines: a se, quales viderentur esse. Nello stesso senso adopra quella parola quadrata Suetonio parlando della statura di Vespasiano nella di lui vita c. 20.: Statura fuit quadrata, compactis, firmisque membris; Cornelio Celso De med. lib. 2. cap. 1. ove dice, che quella è la miglior costituzione di un corpo: Corpus habilissimum quadratum est, neque gracile, neque obesum; ed altri, che potrebbero addursi.
  2. Se le Canefore in terra cotta, di cui parlerò più sotto, fossero, siccome io immagino, copie delle famose Canefore di Policleto, potremmo da quel basso-rilievo ricavare un più sicuro indizio del carattere di questo stile, e della durezza di disegno che lo distingueva. Vedi lib. IX. cap. iI. §. 17.